BUSTO ARSIZIO L’essenza vive negli ultimi secondi: in 4.800 attendono in piedi la palla match, uniti dal mantra «Yama… let’s go!». È una foto artistica, un battimani memore dal passato con gli occhi al futuro. Code in biglietteria, parcheggi zeppi tre quarti d’ora prima del via: è un flash che non sorprende, ma da rimarcare.
Sorride Enzo Barbaro, il team manager: «Ai playoff andiamo al Forum, non lo sapete? Però stiamo valutando San Siro». Carlo Parisi, a tema, ragiona concreto negli abiti del suo ruolo: «Ormai è così, la pressione è inevitabile. Più si va avanti e più crescono le aspettative, nostre e dei tifosi: siamo vicini ai momenti decisivi, la pressione ci deve essere se vuoi vivere ad alto livello». Parole sante, da parte di tutti. Giullaresche e più seriose.
Tutto compreso, il copione del successo numero 17 in campionato non differisce dalla norma: la Yamamay accende l’autobus e, ove necessario, porta a scuola Piacenza. L’ove, esempio principe, è il 9-2 per chiudere il parziale numero due, l’unico nel quale un’orgogliosa Rebecchi è stata in grado di mettere la testa avanti. Turlea ha avuto qualche sprazzo, gli unici, Busto s’è tenuta in galleggiamento sino al 16-17. Poi, come detto, è passato lo scuolabus.
Dai, tutto normale: ricezione blindata, difesa da urlo con Marcon a dettare tempi e spazi, efficienza al servizio dove Havelkova incide sopra media, attacco fluido seppur Lloyd tenda a dimenticare Bauer. Havelkova parte in retro (30%), ma continua in quinta (69% e 46%); Havlickova, non eccelsa, nel primo set tappa la contumacia della connazionale: c’est plus facile, o no? Se qualcosa non va, in fondo, sono virgole demandate alle pagelle: Piacenza, semplicemente, non ha armi.
Testa a giovedì per l’andata Cev con Schwerin, appuntando che, con la sconfitta di Villa al tie-break, il primato aritmetico dista due punti.
Samuele Giardina
s.affolti
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