Roma, 7 set. (TMNews) – L’Italia risale la china sulla competitività, ma resta ultima tra i paesi del G7 nella graduatoria annuale curata dal World Economic Forum, e con il 43esimo posto su 142 paesi, 5 posizione più su dello scorso anno, ancora una volta si vede sopravanzare da paesi con cui solitamente non viene messa a confronto. La penisola si attesta infatti alle spalle
delle Barbados, che secondo il Wef hanno un sistema leggermente più competitivo tanto da piazzarsi 42esime, così come la Tunisia, 40esima. Nelle sue analisi il Wef cita problemi ampiamente condivisi tra le cause della bassa competitività italiana, come il sottosviluppo del settore finanziario o la corruzione, ma anche fattori oggetto di maggiori attriti nelle valutazioni politiche, come “una percepita mancanza di indipendenza del sistema giudiziario”.
Prima in classifica si conferma anche nel 2011 la Svizzera, paese dove ha sede lo stesso Wef, che tiene il suo noto incontro annuale tra manager di industria e autorità nella cittadina sciistica di Davos. La Confederazione elvetica occupa il primato in graduatoria fin dal 2009, sulla base dei dodici criteri elaborati dal Wef e delle interviste che effettua presso 14.000 dirigenti economici in 142 paesi. Seguono Singapore, Svezia, Finlandia e Stati Uniti. Tra i primi dieci si piazzano anche Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Giappone e Gran Bretagna. La Francia è 18esima, la Spagna 36esima.
Secondo una nota sui vari paesi diffusa dal Wef, a zavorrare la competività dell’Italia sono “il suo mercato del lavoro che resta estremamente rigido. I mercati finanziari non sono sufficientemente sviluppati per fornire i fondi necessari allo sviluppo delle imprese. Altre debolezze includono gli elevati livelli di corruzione e criminalità organizzata, assieme
a una percepita mancanza di indipendenza del sistema giudiziario – dice il Wef – che aumenta i costi a carico delle imprese e mina la loro fiducia”. All’opposto fattori positivi risiedono nella capacità del paese di produrre beni ad elevato valore aggiunto e l’ampia mole del suo mercato, che consente economie di scala.
Secondo lo studio del Wef, ente che fa principalmente riferimento alle grandi imprese e multinazionali, l’Irlanda, pur avendo dovuto far ricorso agli aiuti finanziari di Ue e Fmi, vanta una posizione relativamente elevata in graduatoria, al 29esimo posto. Non così gli altri due stati europei che hanno chiesto aiuti, il Portogallo, 45esimo, e la Grecia, 90esima. Ad ogni modo il fanalino di coda è il Ciad, preceduto da Haiti e dal Burundi.
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