Lunedì 11 agosto 2014

«I prof “terroni”non li vogliamo»

Lega Nord senza mezze misure

Nelle graduatorie per le immissioni in ruolo ci sono tanti prof del Sud
(Foto by Varese Press)

«No ai prof “terroni” in aula». La Lega Nord protesta contro l’invasione di insegnanti precari che verranno immessi in ruolo nelle nostre scuole: «Scavalcati i nostri».

A guidare la rivolta contro le immissioni in ruolo stabilite nei giorni scorsi dal ministero dell’istruzione è Fabio Rolfi, vice-capogruppo in consiglio regionale del partito del governatore Roberto Maroni: «Non è razzismo se trentamila insegnanti precari del Sud superano nelle graduatorie quelli del Nord?».

Parole pronunciate dopo che si è scoperto che le graduatorie delle immissioni in ruolo dei precari della scuola pubblica, che otterranno finalmente l’attesa stabilizzazione contrattuale, nelle province del Nord risultano infarcite di “prof” provenienti dal Meridione, che grazie a punteggi più alti hanno sopravanzato tanti dei precari “nostrani” che erano in attesa di una cattedra.

A bocca asciutta invece la maggior parte dei precari varesini, che aspettava con ansia questa nuova occasione.

Dal 2011 infatti, dopo una sentenza della Corte costituzionale che stabilì che bloccare i precari in una provincia italiana andava contro il principio costituzionalmente garantito della libertà di circolazione degli stessi entro l’intero territorio nazionale, è possibile chiedere l’inserimento in graduatoria in qualsiasi provincia.

Contano i punteggi, che dipendono da anni di servizio, supplenze, titoli culturali. «Una bella fetta delle immissioni in ruolo di insegnanti autorizzate dal ministero andrà a docenti del Sud - si legge nel comunicato diffuso dal dipartimento istruzione del Carroccio - ma il dramma che stanno vivendo tanti insegnanti scavalcati del Nord non è casuale».

«È figlio infatti dello stop a suo tempo imposto dal Quirinale al congelamento delle graduatorie in attesa della riforma del reclutamento, contenuto in un nostro emendamento che aveva già ottenuto il via libera del Senato oltre che della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama».

«Ha completato la “frittata” l’accordo del ministro Carrozza con i sindacati per stravolgere un altro provvedimento da noi fortemente voluto: il vincolo di permanenza di cinque anni nella provincia di prima nomina in ruolo, ora ridotto a tre».

Cosa significa? Semplice, che gli insegnanti stabilizzati in provincia di Varese potranno fare richiesta di trasferimento vicino a casa, al Sud, dopo soli tre anni.

Alla faccia della continuità didattica e con il rischio che poi gli organici delle nostre scuole possano rimanere a secco. La Lega in parlamento, con una proposta di legge firmata anche da Umberto Bossi, chiede la regionalizzazione del reclutamento.

In provincia di Varese, stando ai dati forniti dal ministero dell’Istruzione, parliamo di immissioni in ruolo per circa 350 persone, su un totale di 33mila e 380 a livello nazionale (28mila e 781 tra i docenti e 4mila 599 per il personale Ata): 204 posti di insegnante (nove nelle scuole dell’infanzia, 75 nelle primarie, 52 nelle “medie” e 68 nelle “superiori”), 184 di insegnante di sostegno e 62 di personale amministrativo (un direttore dei servizi generali, sei assistenti amministrativi, sette assistenti tecnici e 48 collaboratori scolastici), che andranno a coprire solo una parte delle disponibilità presenti negli organici degli istituti.

Poco più della metà per quanto riguarda gli insegnanti, circa la metà per il personale amministrativo. Così ai precari varesini della scuola non rimarrà che sperare in una, magari l’ennesima, supplenza per non restare a spasso dal 2 settembre.

© riproduzione riservata

Commenti (3) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
giancarlo Chiriaco scrive: 04-06-2015 - 12:16h
Ci devono chiamare calabresi e basta poi anche la Calabria fa parte dell'Italia
pigliamosche scrive: 11-08-2014 - 23:21h
E' certamente una cosa corretta fare insegnare ognuno a casa propria, piu' soddisfacente per la persona in quanto sara' vicino a casa sua, avrà meno spese, ecc.. Io direi che si dovrebbe ipotizzare che un insegnante abbia il diritto a lavorare entro un raggio di 20 Km in prima scelta, entro 50 in seconda scelta, e via di seguito. Valutazioni e disposizioni valide per ogni cittadino Italiano del Nord e del Sud. Non parliamo poi di ignoranti perche' noi Leghisti ne abbiamo molti a tutti livelli.
banigiom scrive: 11-08-2014 - 13:56h
E' UNA BELLA LOTTA FRA IGNORANZA DEL SUD E QUELLA DEL NORD.....CHE PALLE TUTTE QUESTE AFFERMAZIONI GRATUITE SU TUTTO E TUTTI!!!!!