«Ok studiare, poi devi metterti in gioco»

«Ok studiare, poi devi metterti in gioco»

La storia di Giorgio Turetta: da Ispra a Marche-en-Famenne (Belgio) per fare il volontario tra i disabili. «Consiglio quest’esperienza a chi non crede in se stesso: scoprirà di avere mille risorse che non conosce»

Per le sue vacanze estive tra pochi giorni tornerà a casa, a Ispra, dal Belgio: per Giorgio Turetta si tratta di un viaggio con già il biglietto per far ritorno a Marche-en-Famenne, piccolo centro semi rurale a un centinaio di chilometri da Bruxelles, dove sta svolgendo il suo Servizio Volontario Europeo presso l’associazione Renforts. Il 10 agosto (ore 18,30) sarà in “Sala serra” a Ispra: racconterà la sua esperienza di ventiduenne, studente di giurisprudenza, che si è preso un momento tutto per sé lungo un anno e adesso, che i primi sette mesi sono passati, può cominciare a guardarsi indietro e tirare qualche somma.

«Accoglienza e difficoltà»

«Ho deciso di partire - racconta - perché vorrei lavorare nel campo del diritto internazionale e in particolare nell’ambito dei diritti umani. Ma anche per la voglia di dimostrare qualcosa a me stesso. Dopo tanti anni passati a studiare la mia vita si stava sintetizzando in libri e tanti esami. Avevo voglia di mettermi in gioco e testare le mie capacità». «Arrivato qui ho trovato molta accoglienza - racconta Giorgio -, ma subito sono arrivate le prime difficoltà. Entrato in camera alla sera mi sono trovato per la prima volta da solo. Ho realizzato che avevo lasciato tutte le mie certezze e ho rimesso in discussione i motivi che mi hanno portato qui, se effettivamente ne valesse la pena».

«Lavoro per loro? No, con loro»

La vicinanza di persone che vivevano o avevano vissuto questo problema ha fatto sì che si creasse bel gruppo, e il timore, nel giro di qualche settimana, si è trasformato in entusiasmo. «Un altro problema è stata la lingua. Sono partito con qualche minima nozione di francese. I primi tempi stavo sempre zitto perché non capivo spesso di cosa si parlasse o non sapevo come rispondere. Ma anche il francese col tempo è migliorato e ora la qualità della mia vita e le relazioni con gli altri sono buone».
L’associazione presso la quale Giorgio è volontario si occupa di disabilità e integrazione. «Facciamo diversi lavori con differenti partner e il messaggio che vuole passare tra i ragazzi è che noi non lavoriamo per loro ma con loro. Io non ho mai lavorato con persone disabili e nemmeno ho una formazione adatta. Ma questa esperienza mi sta donando tanto e mi sta facendo riflettere: tutti abbiamo dei limiti con cui dobbiamo imparare a convivere e che gli altri devono rispettare».
«Al di fuori dell’ambito lavorativo ho conosciuto tante persone, molte con origini diverse e per me è stata una piacevole sorpresa il ricco scambio che nasceva da questa interculturalità. Sto cercando di sfruttare tutto il tempo che mi sono preso con questa esperienza ampliandola con altre più piccole. Ho passato tre settimane in un centro per richiedenti asilo di Rixensart a fare attività di animazione, coordinando altri volontari provenienti da tutta Europa, grazie a una breve formazione come animatore nei campi internazionali di volontariato di Compagnons Battisseurs, sodalizio a cui fa riferimento l’associazione presso la quale opero».

«Entusiasmo e voglia di fare»

«Consiglio questa esperienza - conclude Giorgio - a chi non crede di sapere fare le cose: scoprirà di avere mille risorse che non conosce. E poi anche a chi ha voglia di viaggiare, conoscere e fare amicizie nuove». E se è vero che nessuno di questi ingredienti manca quando si parte per un servizio volontariato europeo, cosa occorre portare con sé? «Entusiasmo, voglia di fare e di imparare sono indispensabili»: così assicura Giorgio che, a metà del percorso, ha già messo molto nella sua valigia.

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