Spacciava coca dagli arresti domiciliari. Albanese di 35 anni finisce in carcere

Spacciava coca dagli arresti domiciliari. Albanese di 35 anni finisce in carcere

Il pusher, che sulla carta risultava un operaio, era da tempo tenuto sotto controllo dalla sezione Narcotici della Squadra Mobile

Spaccia cocaina mentre è agli arresti domiciliari: albanese di 35 anni questa volta finisce in carcere.

A far scattare le manette (di nuovo) gli agenti della squadra mobile della questura di Varese. Il pusher, che sulla carta era un operaio ma in realtà era specializzato nello spaccio di cocaina, da tempo era tra i soggetti di interesse per gli agenti della sezione Narcotici della Mobile varesina, che già nel mese di febbraio e di agosto 2017 lo avevano arrestato per detenzione e spaccio di cocaina. Dal mese di settembre il giovane era sottoposto al regime degli arresti domiciliari, con possibilità di assentarsi e di uscire dall’abitazione per lavorare in cantieri edili. In realtà, a quanto pare, l’impiego scelto dal trentacinquenne non era esattamente quello di operaio edile.

Nella loro attività di controllo e prevenzione i poliziotti sono riusciti a scoprire che nelle ore in cui era autorizzato ad uscire di casa, lo straniero era riuscito ad organizzare il suo traffico illecito.

Il trentacinquenne, insomma, sfruttava i permessi non certo per spaccarsi la schiena nei cantieri cercando di riabilitarsi, ma più semplicemente aveva ripreso l’attività di spaccio interrotta dopo il primo arresto. Rispolverando i vecchi contatti. Ma proprio il suo essere tornato a bazzicare le “vecchie” conoscenze del giro di spaccio lo ha portato ad essere scoperto.

L’altro ieri i poliziotti della questura di Varese, approfittando di un suo passo falso sono riusciti a localizzarlo in compagnia di un’altra vecchia conoscenza, di nazionalità italiana, in casa del quale sono stati trovati, nascosti all’interno di un barattolo, circa 30 grammi di cocaina già suddivisa in dosi, appena portata dall’albanese. Il trentacinquenne è stato preso in piena flagranza di reato. Di fronte all’evidenza quest’ultimo non ha potuto fare altro che ammettere la responsabilità ed è stato trasferito nel carcere dei Miogni.


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