Varese, coltellate in centro Arrestato l’aggressore

Varese, coltellate in centro Arrestato l’aggressore

VARESE C’è forse una storia di una piccola partita di droga non pagata dietro all’accoltellamento al negozio Zara che ha terrorizzato i varesini che domenica pomeriggio si accalcavano in via Vittorio Veneto per lo shopping natalizio. Ma non solo: c’entrano anche una testata e un paio di incisivi rotti. Una lite tra disperati – stranieri con precedenti, uno dei quali in attesa del permesso di soggiorno – ha dunque rischiato di trasformarsi in un omicidio efferato.

Non è andata così, per fortuna, ma fa tirare davvero un respiro di sollievo la reazione immediata della squadra mobile della polizia, che nel giro di poche ore è venuta a capo del caso, scovando e arrestando a casa propria, a Venegono Superiore, l’autore dell’aggressione. Il capo della mobile, Sebastiano Bartolotta, ieri ha illustrato l’operazione. Si tratta di un ventenne cubano, Enrique Manuel Maceo Morales, denunciato nel 2009 per 10 grammi di hascisc. Ha confessato di essere stato lui a conficcare una lama di coltello lunga 11 centimetri nella schiena del 26 enne tunisino, Ben Saied Hassen, domenica alle 14,30, dicendo che quello poco prima in via Medaglie d’Oro gli aveva spezzato due incisivi con una testata.

Ora è ai Miogni su ordine del pm Luca Petrucci: deve rispondere di tentato omicidio e di porto abusivo di coltello, mentre il tunisino è stato denunciato per lesioni gravi. Lui stesso, appena risvegliatosi dall’intervento chirurgico per estrargli dai lombi la lama da 11 centimetri, ha raccontato il fatto agli agenti. Una testimonianza che coincide anche con quella degli addetti alla sicurezza di Zara, che ricordano di avere visto l’aggressore e di averlo sentito giustificarsi perché quell’altro gli aveva procurato «un danno

di duemila euro ai denti», mostrando appunto gli incisivi rotti. Così, in breve tempo la polizia lo ha rintracciato e alle 11 di sera ha fatto irruzione in casa sua, andandosene mezz’ora più tardi trascinando via il giovane con le manette ai polsi. Il movente, non detto, sono forse 100 euro di differenza su una piccola partita di hascisc: il tunisino voleva ne 350, il cubano ha pagato solo 250. Di qui la testa del primo e la reazione furiosa del secondo.

Non ha saputo dire dove ha gettato il manico del coltello che aveva allentato in modo da lasciare la lama nelle carni della vittima, una tecnica in voga tra le gang sudamericane, per rendere ancora più offensivo il colpo e sbarazzarsi del corpo del reato.

Franco Tonghini

e.marletta

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