VARESE Ergastolo. Tanto per Jacopo Merani quanto per Andrea Bacchetta. Il massimo della pena, nonostante il rito abbreviato, per aver trucidato il 16enne Dean Catic e per aver commesso una lunga sequela di reati ancora. Lo ha chiesto il pubblico ministero Agostino Abate al termine di una requisitoria durata oltre sei ore. Bacchetta e Merani, poco più che ventenni ed entrambi varesini, sono accusati di omicidio premeditato e aggravato dalla crudeltà, dalle sevizie
e dai futili motivi. Sono anche accusati di spaccio continuativo di sostanze stupefacenti (anche a minorenni) e di porto abusivo d’arma (il coltellaccio usato per ferire Catic). In aggiunta, il solo Merani deve rispondere di calunnia: secondo la pubblica accusa, avrebbe addossato a una terza persona del delitto Catic pur sapendo benissimo che non c’entrava nulla. E proprio il cumulo delle colpe attribuite ai due giovani ad aver portato, alla fine, all’istanza dell’ergastolo.
In aula, ad ascoltare le richieste formulate davanti al giudice per l’udienze preliminare Giuseppe Fazio, c’era il solo Bacchetta. Il ragazzo ha seguito la requisitoria senza fiatare.
Domandando il massimo della pena, Abate ha mostrato di non aver affatto creduto alla tesi propugnata dai difensori di Merani (gli avvocati Alberto Zanzi e Fabio Ambrosetti). Quella secondo cui, cioè, Merani sarebbe affetto da anni da un grave problema mentale che avrebbe grandemente scemato la sua capacità di intendere e di volere in occasione dell’omicidio. Così come sembra non aver creduto, il pm, che Bacchetta (assistito da Anna Lago e Fabio Margarini) fosse soggiogato da Merani e che avesse partecipato alla mattanza solo per paura di ritorsioni, e comunque con un ruolo minore.
Secondo il pubblico ministero, i due giovani hanno avuto mille occasioni, in quella tragica notte compresa fra il 20 e il 21 aprile 2009, per fermarsi. Sino alle picconate che gli spaccarono il cranio in via Duno, nell’orto di casa Merani, Catic avrebbe infatti potuto essere salvato. Le numerose coltellate inferte alla vittima non avevano provocato danni irreparabili perché in parte bloccati dagli abiti che Catic indossava: la maglietta intima, due pesanti felpe e una giacca a vento.
Secondo l’accusa, sarebbe stato Bacchetta ad architettare la trappola mortale ai danni di Catic. Merani lo avrebbe assecondato di buon grado perché legato a Bacchetta da un rapporto morboso e criminale (spacciavano droga insieme). In particolare, Merani sarebbe stato geloso della vecchia amicizia che legava Dean e Andrea.
Ora che la procura ha messo le sue carte in tavola, si tornerà in aula il prossimo 28 aprile, quando toccherà all’avvocato di parte civile e ai difensori replicare ad Abate. Nella stessa data potrebbe anche essere emessa la sentenza. In caso contrario, come appare più probabile, il giudice Fazio comunicherà il suo verdetto il 19 maggio.
Enrico Romanò
f.tonghini
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