Roma, 22 ago. (TMNews) – Si continua a combattere a Tripoli, dove le truppe di Muammar Gheddafi controllano, secondo i ribelli, “il 15-20% della città”. Ma dopo l’ingresso degli insorti nella capitale, la scorsa notte, il regime del Colonnello sembra ormai sul punto di sbriciolarsi. Tanto che all’estero si chiede a Gheddafi, assediato nel suo compound, di lasciare subito il potere, per evitare “un bagno di sangue”.
I responsabili del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), organo politico dei ribelli libici, sono intanto in viaggio verso Tripoli. Mentre in Cirenaica (nell’est del Paese, da tempo in mano agli insorti) la popolazione è in festa.
Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione europea hanno fatto sentire la loro voce, chiedendo a Gheddafi di “farsi subito da parte”. Ma per un esilio o un salvacondotto – ha dichiarato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a SkyTg24 – “siamo fuori tempo massimo”: la sola strada è “ormai quella della giustizia e della
Corte penale internazionale (Cpi)”.
La Cpi, intanto, discute con i ribelli libici il trasferimento di Saif al-Islam, uno dei figli del colonnello Muammar Gheddafi, ricercato per crimini contro l’umanità e arrestato a Tripoli dagli insorti. Oltre a lui, sarebbero stati catturati anche Al-Saadi e Muhammad. Mahmoud Jibril, uno dei principali responsabili del Cnt, ha fatto appello alla coscienza e alla responsabilità dei libici per evitare vendette e saccheggi. E rispettare i prigionieri.
Pca
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