Ricerca, l’Italia arretra: pochi ricercatori e pubblicazioni

Roma, 22 ago. (TMNews) – La ricerca è in panne: l’Italia arretra dopo trent’anni di crescita, pochi ricercatori, poche pubblicazioni, poche scoperte, lo rivela uno studio italo-olandese sui dati più recenti sulla produzione scientifica nazionale. Ormai siamo fanalino di coda per numero di ricercatori rispetto alla popolazione eppure siamo il primo per loro produttività individuale: come a dire i ricercatori, anche se lasciati soli, ci mettono del loro e questo vale molto.

Ma lo studio è impietoso: Alla fine la corda della ricerca si è spezzata. Per la prima volta in trent’anni la produzione scientifica dell’Italia smette di crescere e dà segnali di arretramento. Lo fa sia in termini relativi, come quota percentuale dell’intera produzione mondiale, sia in termini assoluti, come numero di articoli scientifici pubblicati. Vale a dire risultati degli esperimenti, nuove scoperte, nuova conoscenza prodotta nei laboratori e nelle biblioteche delle nostre università e dei nostri centri di ricerca. E’ l’istantanea di un punto di rottura, quella che emerge da un’ampia analisi degli ultimi dati sulle performance scientifiche del Belpaese, appena pubblicata da Research Policy a firma di Cinzia Daraio dell’Università di Bologna e di Henk Moed dell’Università di Leiden (Paesi Bassi).

Il primo campanello d’allarme in realtà arriva nel 2004. Per la prima volta l’Italia non riesce a bissare il livello di pubblicazioni scientifiche dell’anno precedente. Poi una sequela di ribassi fino al 2009, ultimo anno di cui conosciamo i dati, che fisserà a 52.496 studi pubblicati e al 3,5 per cento il record del contributo italiano al totale della ricerca

mondiale. Certamente scontiamo, come gli altri stati europei, la concorrenza agguerrita di paesi emergenti come India, Brasile e Cina. Quest’ultima, per dare un’idea, in 15 anni quadruplica le sue prestazioni, superando di slancio l’Italia (1999), la Francia (2002), la Germania (2005) e infine il Regno Unito (2006). Ma se barcolliamo anche sui numeri assoluti, significa che il problema è pure interno.

E il ritratto della ricerca italiana delineato dallo studio di Daraio e Moed può essere racchiuso in due dati. Siamo fanalino di coda per numero di ricercatori rispetto alla popolazione (metà della Spagna e un terzo della Gran Bretagna) e il primo per loro produttività individuale. Lo chiamano “effetto di compensazione”. Per bilanciare i minori investimenti, i ricercatori italiani si sono arrangiati e c’hanno messo del loro. Mantenendo un tasso di produttività (numero di pubblicazioni pro capite) in costante crescita, fino a superare tutti gli altri paesi europei. E finora era bastato. Fino al 2004 almeno.

(segue)

Red/Gtu

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