CAPOLAGO Ieri mattina Pietro Ena, pastore sardo che si definisce “leghista”, ha legato il suo montone nel prato di fronte all’edificio che avrebbe dovuto diventare un noleggio biciclette. L’animale, che in lontananza sembrava libero, ha destato qualche preoccupazione in chi passava per la sp1. Si temeva che fosse scappato dal gregge durante il temporale e che, spaventato, potesse invadere la strada, provocando un incidente.
Domenico Di Meglio, direttore dell’hotel di Capolago, si è dunque attivato per cercare di risolvere il problema. L’intervento delle guardie ecologiche volontarie ha permesso di accertare in breve tempo chi fosse il proprietario del montone. Quello che segue è lo sfogo di Pietro Ena all’arrivo delle Gev. «Io non sono acculturato, ma la radio ce l’ho sempre vicino all’orecchio – ha detto Pietro Ena – E mi risulta che quel terreno è della provincia. Visto che vi cresce l’erba buona, non vedo perché non posso lasciare il mio montone lì a brucare. Strano che ci si possa costruire una palazzina inutilizzata, ma non ci si possa lasciare una pecora. Se il terreno è dell’albergo è un’altra cosa, perché un montone legato di fronte a un hotel non credo sia una bella pubblicità».
Pietro Ena vive in una casa di legno su ruote che deve saltuariamente spostare perché altrimenti passerebbe per abitazione fissa. E in quel terreno agricolo, anche se di sua proprietà, una casa abitata non può essere autorizzata.
«Devo fare una premessa – dice il pastore – Io sono nato in Barbagia. All’età di 14 anni ho iniziato a lavorare come scortichino. In pratica, aiutavo un commerciante di pelli a scuoiare gli animali. Riuscivo a scorticarne 60 in un’ora. Poi, a 20 anni, sono venuto qui in cerca di un lavoro migliore. Voto la Lega, perché sono stato al sud e so come si vive lì. È meglio qui, peccato che in Sardegna chi non fa nulla riceve comunque una minima di pensione mentre a me hanno tolto alcuni anni buoni ai fini del pensionamento. E questo anche se ho lavorato tutta la vita. E poi, in Sardegna, tutte le case costruite senza permesso sono state condonate, mentre qui per la mia roulotte in mezzo al campo mi fanno la guerra».
Ena ha comprato anche il terreno confinante al proprio. La speranza era che aumentando la superficie del terreno fosse ammessa la presenza della casa. «Mi hanno detto che la vicenda si concluderà a mio vantaggio, ma aspetto a cantar vittoria – dice – Io mi prendo cura di via Del porticciolo tirando su scarpe con il tacco, preservativi e tutto quello che lasciano i transessuali. Faccio tutto questo gratis e credo che non sia un lavoro da poco».
Per concludere: «Se nel 2004 non avessi fatto richiesta di un numero civico mi avrebbero lasciato in pace – dice – Mi chiedo perché è sempre con i deboli che ci si accanisce. Se io voglio vivere in mezzo al mio campo, con il mio montone, in una casa di legno, che problema c’è?»
Adriana Morlacchi
s.bartolini
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