Lega, Reguzzoni spiazza tutti «Non mi candido al congresso»

BUSTO ARSIZIO «Nessuna divisione nella Lega, il nemico oggi è il governo Monti. Io per il dopo-Giorgetti? Lo escludo». Parola di Marco Reguzzoni, che esce trionfante dal congresso di Busto Arsizio dove i suoi fedelissimi Alessio Rudoni e Gianluca Magistrelli, senza rivali, vengono riconfermati per acclamazione, rispettivamente come segretario cittadino e di circoscrizione. «Sono in silenzio stampa» afferma sorridendo l’ex capogruppo alla Camera, mentre esce dalla sezione di via Culin e s’incammina verso casa. Poi però, tra un saluto, un autografo sul suo libro “Gente del Nord” e una stretta di mano, risponde a qualche quesito.

Come dobbiamo interpretare questo congresso unitario?
«Che sulla storia delle divisioni nel partito avete fatto tutto voi giornalisti. Basta guardare i numeri bulgari di questo congresso, anche per quanto riguarda la composizione del direttivo di sezione. I voti dei militanti parlano da soli».

Una risposta a chi dice che la base è schierata con Maroni?
«Una conferma del fatto che nella Lega non ci sono divisioni, spaccature o correnti. Ora probabilmente diranno che Busto è il mio feudo, ma il fatto è che qui si sono espressi democraticamente ben 108 militanti (gli iscritti della circoscrizione che comprende anche Castellanza, Ferno, Lonate e Samarate, ndr), non mi sembra cosa di poco conto».

Tutto rientrato, dunque?
«Ci possono essere divergenze di vedute e posizioni diverse, ma siamo un partito unito e siamo l’unica forza di opposizione in parlamento che si batte contro un governo che se la prende con i più deboli, precari e pensionati».

Alle amministrative sembra prevalere la linea di una corsa solitaria del Carroccio, lei è d’accordo?
«Io a Busto Arsizio volevo la corsa solitaria già l’anno scorso…».

Influenzerà i rapporti di coalizione negli enti locali dove governate insieme al Pdl, come Busto?
«Laddove ci sono amministrazioni già insediate non prevedo ripercussioni, al di là della questione della Regione Lombardia che, per le ragioni che conosciamo, fa caso a sé. La Lega mantiene fede ai patti che fa con gli elettori».

Si candiderà per sostituire Giancarlo Giorgetti alla guida della Lega Lombarda?
«Lo escludo. Quel che è vero è che Giorgetti è in sella da 12 anni, il periodo più lungo per un segretario nazionale, e sembra orientato a non ricandidarsi. Lui stesso dice che lo Statuto non glielo permetterebbe, ma su questo aspetto le interpretazioni sono diverse».

Umberto Bossi sarà ancora segretario federale?
«Sì, non ci sono dubbi».

È vero che ha promesso ai militanti che sarà più presente a Busto e sul territorio?
«Il fatto di essere capogruppo mi imponeva di essere presente anche prima e dopo per coordinare l’attività del gruppo».
Andrea Aliverti

e.marletta

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