Corrado: «Io bustocco e napoletano voglio vedere la città felice»

BUSTO ARSIZIO Papà Franco Corrado tifa Pro Patria (oltre all’Inter), da quando ancora lavorava a Napoli. I fili – non solo del destino, ma del tessile – l’hanno proprio condotto a Busto Arsizio. E oggi suo figlio Antonio, 45 anni, affronta di nuovo la marcia delle elezioni amministrative, con una convinzione: ama Busto, «ma vorrei anche che la città cambiasse, che cogliesse di non essere un’isola nel deserto». Perché «spesso non ragiona con le realtà limitrofe, neanche con il resto del mondo che è arrivato qui ed è ricchezza, come cultura, alimentazione e altro ancora».

LE BACCHETTE
«Ad esempio – aggiunge Antonello (come tutti lo chiamano) – ho imparato dai cinesi perché mangiano con le bacchette. Non sono masochisti… è perché si mangia poco e si digerisce meglio». Che bisogna confrontarsi – e che a volte è decisamente dura farsi accettare – il candidato sindaco della lista civica Articolo 3 lo scopre a 6 anni, quando la famiglia Corrado arriva appunto a Busto. Il fratello di Franco ha aperto un’azienda tessile e lo chiama, mamma Rosetta invece è insegnante. Antonello sente la diffidenza, anche tra bambini: «E’ come nel film Benvenuti al Sud. Un po’ alla volta sono stato accettato. Dicevano, ma sì l’é un brau terun». Del resto alla scuola Dell’Acqua scopre quella che sarà la sua passione, la politica: «Grazie alla mia insegnante, Di Sapio. Tutti i giorni ci faceva leggere i giornali. A scuola ho imparato il senso civico. Quello su cui lavorare oggi, perché è stato resettato completamente. Però ho speranze. Giovedì sera al primo confronto tra candidati sindaco quanti giovani… E noi siamo pronti a superare davvero gli steccati, come diceva Giovanni Blini».

LA SVOLTALa svolta nella vita di Corrado viene però con un viaggio a Cuba: «Mi dicevo, parlo, ma devo passare ai fatti, devo fare politica. Anche mia mamma mi ha educato alla tutela dei diritti, di tutti. A questo si ispira il nome della nostra lista, e quando dico diritti, intendo anche dei diversi orientamenti sessuali e la tutela degli animali». Nel 1996 si iscrive a Rifondazione comunista, dal 2002 l’impegno diventa anche in consiglio comunale. Pentito dei tempi della tessera? «No, anche allora lottavo per i diritti. Poi mi sono reso conto che ci sono ancora patti scellerati, nei partiti ti dicono cosa fare, dall’alto. La politica dei partiti è una sventura». Oggi Antonello è entusiasta, perché tante persone, tanti giovani stanno arrivando: «Abbiamo raccolto le firme in 5 giorni. La sera delle riunioni non bastano le sedie. Il nostro punto di forza? E’ evidente che Busto non è

ben gestita. Possiamo fare del bene, ed è un percorso collegiale. Per me il successo è già questo. Anzi, mi spiace che avremmo potuto coinvolgere altre persone ancora. Vogliamo lavorare bene sul programma». Obiettivo principale? «La politica deve rendere la vita più semplice possibile e felice». Sembra uno slogan americano, che mica si sposa con il credo di Corrado, o no? «Sarà anche americano, ma a cosa serve altrimenti la politica? Scelte sbagliate, spese inutili, rendono la vita più difficile. Rende infelici. A Busto conosco una persona che da 6 mesi cerca di aprire un ristorante. E poi l’urbanistica. Basta con questi palazzoni senza servizi, che poi la gente gira sempre in auto».  A un eventuale ballottaggio non è disposto a votare “Il meno peggio”. Antonello è sposato, ha due figli e fa il ragioniere part-time «per poter dedicare tempo anche alla famiglia e alla politica, in fondo faccio 3 vite».

LA LIVELLA
Se sfogliate l’elenco telefonico, scoprirete che è «conte di Afragola». Tutto nacque da uno scherzo di un amico,  ma gli arriva anche la corrispondenza con questa intestazione. Poco male per un fan del principe De Curtis. «Sono nobile nell’animo. Sa cos’ho sempre con me? Il testo della Livella. Volevo leggerlo in un consiglio comuanle, una volta. Serve a far riflettere». E aggiunge: «Vede lo stemma di Busto? Lo tengo sulla giacca che uso per i matrimoni, ne ho celebrati 100. Busto ha potenzialità e dovrebbe aprirsi al nuovo. Sì, amo questa città, per questo vorrei che diventasse diversa. Quanta incuria, anche nelle vie del centro. Sogno per Busto una zona come Brera. E meno male che almeno abbiamo un saldo volontariato».
Marilena Lualdi

m.lualdi

© riproduzione riservata