La pausa caffè diventa amara Rincari da cinque a dieci cent

Salasso in arrivo anche per coloro che lavorano in uffici, ospedali, università o scuole e che consumano a prezzi contenuti caffè, cappuccini, bevande e snack durante il break. 

Sì perché l’incremento dell’imposta sui prodotti somministrati attraverso i distributori automatici comporterà un aumento di cinque centesimi sul caffè e le bevande calde, e di dieci centesimi sulle bevande fredde e gli snack.

A dirlo è Confida, l’associazione dei distributori automatici aderente alla Confcommercio che spiega che per adeguare i distributori automatici, il settore del vending dovrà spendere tra i 30 e i 50 milioni di euro. Soldi che in qualche modo dovranno rientrare nelle casse delle aziende del settore. 

Ma quello che Confida teme è l’inevitabile calo dei consumi. E come dare torto a un impiegato che si concede tre pause caffè al giorno e una bottiglietta d’acqua e che si ritroverà a dover sborsare 25 centesimi in più al giorno?

Cifra che, moltiplicata per 23 giorni lavorativi in un mese, ammonta a 5,75 euro in più in uscita sul bilancio privato. Ovvero 69 euro in un anno, non considerando che nei mesi più caldi si consumano tendenzialmente più bevande fredde e che, quindi, il totale potrebbe ulteriormente aumentare.

«L’adeguamento al nuovo regime fiscale, poi, non può essere oggetto di trattativa con il singolo cliente – spiegano da Confida – L’Iva è un’imposta che per legge grava sul consumatore finale e le nostre aziende hanno l’obbligo di trasferirla a valle». 

Ma se i consumi calano e le spese aumentano, per ritrovare l’equilibrio nel bilancio aziendale, alcuni delle società che erogano questo tipo di servizio si troveranno costrette a dover rinunciare alla prestazione di alcuni dei propri dipendenti.

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