L’aumento dal 21 al 22% dell’aliquota ordinaria Iva, scattato da oggi, sarà un salasso per le 379.149 famiglie che vivono nella nostra provincia.
Questo rincaro, infatti, peserà ulteriormente sulle tasche di ogni nucleo familiare composto da tre persone, a parità di consumi rispetto a oggi, per circa 209 euro all’anno.
Ciò significa che, complessivamente, dalle famiglie della nostra provincia verranno sborsati dai 33.365.112 ai 79.242.141 euro all’anno, considerando sia il fatto che non tutti i nuclei familiari sono composti da tre persone, sia la possibilità di un calo nei consumi.
«Il rialzo dell’inflazione su base annua da noi stimato – precisano dal Codacons provinciale – in assenza di arrotondamenti selvaggi, sarà di circa 0,64%».
L’aumento al 22% riguarderà il 70% dei prodotti in commercio portando, secondo Federconsumatori, consistenti rincari nel settore dell’abbigliamento (+81 euro), nell’acquisto di scarpe (+25 euro) e bevande alcoliche, vino compreso, e gassate (+12 euro). Le principali categorie di beni di largo consumo che, a breve, saranno soggette a una lievitazione dei costi sono, oltre a quelli già sopra elencati: caffè, elettrodomestici, prodotti tecnologici, connessione internet, mobili e articoli di arredamento, detersivi, servizio di lavanderia, spese legate a servizi forniti da liberi professionisti (dentista, commercialista, avvocato, idraulico), cancelleria, parrucchiere, giocattoli, biciclette, abbonamento pay tv, automobili e pezzi di ricambio (ma anche interventi di manutenzione) oltre alle vacanze.
«È uno stillicidio – commenta, segretario generale Uniascom della provincia di Varese – L’aumento dell’Iva è sempre una sconfitta dello Stato: penalizza i consumi ed è un errore in termini economici perché porterà conseguentemente a una riduzione delle entrate fiscali. Comprimendo utili, stato incasserà di meno».
Uniascom e Codacons temono che, come già accaduto con l’aumento dell’aliquota dal 20 al 21%, la contrazione della domanda potrebbe portare con sé anche una riduzione del gettito Iva atteso.
Ma l’effetto-salasso non si vedrà da subito. «Un lieve incremento dei prezzi potrebbe iniziare a vedersi a novembre. Si tratta del cosiddetto “effetto scalino” – spiegano da Codacons – Il vero incremento potrebbe verificarsi in prossimità del Natale». E anche Bellani è convinto che inizialmente l’effetto del rincaro dell’Iva sarà più di tipo psicologico.
«Il commerciante sa benissimo che se aumenta il prezzo dei prodotti sarà soggetto a una ulteriore contrazione delle vendite. Quindi, inizialmente cercherà di ammortizzare i costi più elevati, legati anche al rincaro del prezzo del carburante e alle spese del commercialista, internamente. A un certo punto, però, sarà costretto ad aumentare il proprio listino prezzi».
Come quanto accaduto nel 2012: «Se, in termini di caduta dei consumi – continuano da Adiconsum – è stato l’anno peggiore, ciò è stato dovuto anche all’incremento dell’Iva avvenuto a metà settembre 2011».
Siamo così andati a fare una spesa di alcuni prodotti di vario genere per capire quanto potenzialmente potrebbero costare tra qualche settimana con l’aumento dell’aliquota Iva al 22%.
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