L’assessore all’Urbanistica Fabio Binelli, dicendo che la città è destinata ad andare a pezzi perché mancano i soldi per gli interventi di manutenzione, ha suscitato diverse reazioni tra gli addetti al settore.
C’è chi dice che qualcosa, anche il minimo, bisogna pur farlo per mettere in salvo la nostra storia.
Esistono tesi molto diverse
Chi sostiene che è necessario vendere il patrimonio “a rischio degrado” ai privati e consentirne una destinazione d’uso diversa dall’attuale.
E chi dice che ormai è tardi: era necessario pensare per tempo a come conservare la città.
«Molti edifici sono già stati demoliti per pericolo di crollo e per mancanza di manutenzione, abbiamo già perso molto della nostra storia – afferma , architetto progettista del restauro del castello di Belforte fino al 2001 – La mancanza di disponibilità economica è un dato certo, ma almeno le manutenzioni dal costo più contenuto vanno fatte. Le coperture, per esempio, vanno messe sui tetti perché preservano l’edificio da ulteriore degrado».
Un esempio è proprio il castello di viale Belforte: «aver trascurato il tetto ha determinato il crollo delle parti dell’edificio datate ’600, con la perdita di patrimonio che ne consegue» spiega Cazzola. Che continua: «più si aspetta, più gli interventi diventano costosi».
«Se non ci sono i soldi per mantenere gli edifici, allora bisogna tentare di venderli, consentendo ai privati di farne oggetto di investimento – afferma , designer varesino attento alla città di Varese – Un esempio è l’edificio della ex scuola elementare di Valle Olona: se non se ne cambia destinazione d’uso, come si può pensare che qualcuno la compri? Diverso è il caso dell’ex ufficio di igiene di via Staurenghi, perché da “uso ufficio” può essere convertito più facilmente in residenze o altro».
«Serve una strategia generale»
«Serve una strategia generale – continua Ciotti – Le ville sono una caratteristica distintiva del nostro territorio. Ma rimangono sempre più spesso disabitate anche per i costi di riscaldamento e di mantenimento. A Venezia, nelle ville private della laguna, grazie a un accordo, il comune ha creato delle residenze universitarie. Ma qui è tutto più complesso, perché abbiamo una università che punta a stare fuori dalla città, come un campus americano. Adesso verrà meno anche il presidio su piazza Repubblica, aumentando il pericolo di abbandonare anche quella parte del centro».
L’idea del grande architetto
L’architetto di fama internazionale , tempo fa, aveva proposto di creare nell’ala nuova di villa Baragiola un “urban center”. Ovvero uno spazio espositivo dove, come in un laboratorio, ipotizzare eventuali trasformazioni urbanistiche della città.
«Che la città andrà a pezzi è cosa sicura – conclude , coordinatore dei circoli di Legambiente – Siamo pieni di ruderi che vengono rasi al suolo ogni qual volta ne nasce la convenienza».
E spiega ancora: «Questo è il frutto di una dinamica che, negli anni, ha privilegiato l’urbanizzazione nuova al restauro di quello che già c’era. Si continua a costruire, senza trovare cifre per la manutenzione del patrimonio esistente. E alla fine, senza un piano regolatore che abbia in sé una strategia volta al recupero, tutti i nodi verranno al pettine».
Conclude Minazzi: «Anche per quanto riguarda le acquisizioni: il comune dovrebbe farle sulla base di progetti. Non si può dire “lo prendo, ma poi non ho i soldi per mantenerlo”…».
VARESE
© riproduzione riservata













