È la Lombardia la regione in cui, da qui al 2017, crescerà di più l’occupazione. Secondo i dati previsionali, che prendono in considerazione il periodo 2013-2017, elaborati dal sistema informativo Excelsior di Unioncamere, il prossimo quinquennio presenterà un lento, ma costante e progressivo aumento delle entrate nel mondo del lavoro.
Un accrescimento della domanda che tuttavia, tenendo presente i bassi livelli assoluti di partenza, in molti casi sarà comunque insufficiente a compensare i movimenti in uscita.
Ripresa in vista dunque? Secondo lo studio Excelsior i fattori che determineranno il lento aprirsi del mondo del lavoro a nuovi ingressi sono due: da un lato l’occupazione dovrebbe seguire l’andamento della congiuntura e restare di segno negativo fino al 2016 per poi tornare a crescere, molto lentamente, a partire dal 2017, dall’altro in questo periodo si verificherà una ripresa dei flussi di uscita dal mercato del lavoro per pensionamento.
I quali, dopo una iniziale contrazione legata alla riforma Fornero del 2012, progressivamente riprenderanno consistenza e daranno luogo a un potenziale ricambio della popolazione lavorativa.
Secondo lo studio Excelsior «la lentezza con cui avverrà la ripresa delle entrate sarà poi determinata dall’esigenza di un riassorbimento dei lavoratori posti in Cassa Integrazione, che rispetto a nuove assunzioni godono di una sorta di “diritto di prelazione” nel momento in cui l’attività produttiva esprime una maggiore domanda di lavoro». Mediamente nel quinquennio avverranno nel Paese in complesso circa 1.324.000 entrate annue, passando dalle quasi 1,2 milioni del 2013 alle oltre 1,4 milioni del 2017.
E la Lombardia è la regione con il maggior numero di entrate previste, quasi il 17% del totale: pari nel 2017 a oltre 242mila unità. Su mille nuovi ingressi in Italia, la Lombardia pesa già nel 2013 per 167,5 nuovi lavoratori e peserà ancora di più con 169,3 entrate nel 2017.
Osservando però la dinamica settoriale è facile vedere come l’industria risenta pesantemente dell’andamento di comparti che tradizionalmente erano quelli che in passato assorbivano più manodopera: meccanica, elettronica e costruzioni vedranno progressivamente ridurre la propria incidenza sul complesso delle entrate con un fabbisogno prossimo allo zero.
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