La crisi si sente anche nei condomini. Le morosità nel Varesotto sono in aumento e si attestano intorno al 40-42% per quanto riguarda i canoni d’affitto e intorno al 35% rispetto alle spese condominiali.
La crisi non significa solo ridurre il carrello della spesa, preferire i discount ai supermercati, ma anche togliere dal budget familiare le rate del condominio. Il fenomeno della morosità condominiale si sta allargando a macchia d’olio.
Quando è difficile arrivare a fine mese, quando si risparmia pure sui generi alimentari, non resta che saltare qualche rata del condominio. Fino a qualche anno fa era l’abitudine di qualche furbetto che poi però rincorso dall’amministratore, spesso un inquilino dello stesso immobile, finiva per mettersi in regola.
Ora invece per alcune famiglie saltare le rate è una questione di sopravvivenza e una scelta obbligata magari per far fronte a spese con alta priorità. Il fenomeno interessa soprattutto il mercato delle locazioni. Oltre al mancato pagamento del canone, si fa avvertire in modo sempre più pesante la morosità delle spese condominiali.
«Le difficoltà sono tante – spiega , presidente provinciale dell’Aiac, l’associazione amministratori di condominio – Coloro che non pagano i canoni d’affitto, non riescono di conseguenza nemmeno a pagare le spese condominiali. Si tratta per lo più di famiglie straniere, ma anche italiane». Le ragioni sono sempre quelle, la perdita del lavoro, la cassa integrazione e il caro vita che aumenta. «Molte di queste persone non riescono a far fronte alle spese di luce e gas». Ma oltre al danno la beffa perché Regione Lombardia ha imposto l’obbligo, per quei condomini che hanno consumi superiori ai 250 Kilowatt, l’installazione di termo valvole per contabilizzare riscaldamento. «Così – continua Leta – alle voci di capitolo ordinarie, per molte famiglie lombarde si aggiunge anche questa ulteriore spesa».
La riforma del condominio non è riuscita a mettere un argine a questo fenomeno. La nuova legislazione ha introdotto l’obbligo della richiesta, da parte dell’amministratore, del decreto ingiuntivo a sei mesi dall’approvazione del bilancio.
Ma questo non ha fatto che spostare il problema in altra sede, quella giudiziaria, con tutte le lentezze che ben conosciamo. Sono sempre più numerosi gli amministratori che si rivolgono ai giudici di pace e ai tribunali con la conseguenza di ingolfare gli uffici. Per un intervento della magistratura bisogna aspettare anche sei mesi e nel frattempo il condominio è esposto al rischio di vedersi tagliate le utenze.
Se in un immobile i morosi sono numerosi, l’amministratore non può che chiedere agli altri condomini di colmare l’ammanco. Il pignoramento è l’ultima soluzione ma siccome è costoso viene usato solo per grandi morosità.
«Questi nuclei familiari già in difficoltà si trovano a dover anche far fronte alle spese legali. Nei casi più estremi c’è anche il pignoramento immobile – conclude Leta -In Varese città questo problema è molto marginale, ma in alcune aree del nord della provincia vicine al lago Maggiore i casi di pignoramento con decreto ingiuntivo si aggirano intorno al 46%. La zona della Valcuvia é quella che presenta difficoltà maggiori in questo senso».
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