Caso-rimborsopoli c’è l’archiviazione Ma non per Bossi jr

Caso-rimborsopoli 
c’è l’archiviazione
Ma non per Bossi jr

Rimborsopoli in Regione Lombardia, ci sono trentatre archiviazioni. Indagini chiuse per Raffaele Cattaneo, Alessandro Alfieri, Rienzo Azzi e Stefano Tosi: non fu peculato, non andranno a processo.  

«Scarsa rilevanza economica» per i loro scontrini, secondo le conclusioni del pm della Procura di Milano. Tra le posizioni archiviate anche quella del candidato alla segreteria Pd .

, che nel frattempo è diventato presidente del consiglio regionale, era stato indagato per aver chiesto circa 13mila euro di rimborsi per aver acquistato telefonini, Ipad e altro materiale tecnologico per i suoi collaboratori.

«Sono ovviamente rasserenato da questa richiesta di archiviazione che certifica la correttezza del mio comportamento e di quello di molti consiglieri – sottolinea Cattaneo, oggi in Ncd – resta però la preoccupazione che dopo tanto clamore sulla vicenda, si faccia rapidamente e definitivamente chiarezza per tutti i consiglieri coinvolti».

«Già taluni hanno dovuto pagare un prezzo politico e di esposizione al pubblico ludibrio senza aver commesso nulla di riprovevole».

Cattaneo ricorda anche che il Consiglio regionale nei mesi scorsi «ha approvato una legge che ha introdotto regole chiare su spese e tagliato i costi della politica fino all’86% per i fondi ai gruppi consiliari. Non può essere additato come il ricettacolo di tante nefandezze. Su questo tema occorre prudenza anche attraverso una distinzione netta tra le spese idonee, quelle solo improprie e quelle penalmente perseguibili».

Peri, oggi capogruppo Pd in consiglio regionale, «parlano i fatti».

L’esponente varesino del Pd non commenta l’archiviazione: del resto si era sempre dichiarato sereno rispetto alla propria posizione ed estraneo ad ogni possibile accusa.

Gli erano stati contestati circa cinquemila euro di rimborsi per dei pranzi con amministratori locali e per l’organizzazione di due convegni istituzionali.

Archiviata anche la posizione dell’ex consigliere democratico , che tra l’altro non aveva ricevuto contestazioni di alcun tipo.

Archiviazione anche per , che è l’unico dei tre varesini ad essersi giocato una possibile riconferma al Pirellone anche per la necessità di “fare pulizia” nelle liste elettorali che era emersa dopo l’esplosione del caso degli scontrini pazzi: aveva subito ammesso che non aveva nulla di cui preoccuparsi.

Ora resta da capire quale sarà l’esito per gli altri varesini coinvolti tra i 59 non archiviati, a partire da e dall’ex capogruppo Pdl : rischiano di andare a processo per peculato.

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