Sabato scorso, all’ospedale Del Ponte, è nata , una bimba albanese che ha i nonni lontani, ma sicuramente un gran numero di “zii acquisiti” vicino a lei, qui a Varese.
Probabilmente Alessia aveva fretta di abbracciarli: il parto era previsto per la vigilia di Natale, ma la piccola è venuta alla luce prima, il giorno di Santa Lucia.
Pesa due chili ed è in salute, ma per dirlo con certezza bisognerà attendere gli esiti degli esami che saranno pronti tra venti giorni.
Alessia è la figlia di e . Due genitori albanesi disoccupati di 31 e 24 anni senza una lavoro e una casa. La famiglia, di cui fa parte anche il piccolo Patroclus di due anni è mezzo, ha ricevuto tre avvisi di sfratto dall’appartamento di via Calcinessa 36,dove vive in affitto.
Poteva essere una storia di solitudine come tante, ma i vicini di casa di via Calcinessa si sono mobilitati per aiutare i Karaj. La mamma è stata oggetto di ripetute visite di una infermiera in pensione che abita nella palazzina affianco e che l’aveva messa in guardia: «A causa dello stress partorirai prima di quanto di aspetti».
E aveva ragione. In veste di “zii” sono arrivati i City Angels che hanno portato giocattoli e cibo ai bimbi e che ancora stanno cercando di reperire tutine e vestiti. «Abbiamo coinvolto un po’ di persone e, grazie alla loro generosità, siamo riusciti a portare vestiario, pannolini, generi alimentari come pasta, pomodoro, olio, biscotti, latte – racconta dei City Angels – Adesso stiamo cercando le tutine e un paio di scarpe per il papà dei bimbi».
Il Natale sarà sereno per i Karaj, ma che ne sarà del loro futuro? «Possiamo rimanere nella casa dove ci troviamo fino al 27 gennaio, poi non sappiamo cosa succederà, stiamo aspettando risposte – racconta la mamma – In Comune ci hanno detto che c’è solo un appartamento “aperto”. Speriamo in bene».
La sfida più grande è trovare un’occupazione stabile. Hekuray è arrivato in Italia nel 2001 e ha lavorato come muratore fino a un anno e mezzo fa. Poi la ditta di Luino per cui lavorava è fallita, lasciandolo disoccupato. Bukurosne, la moglie, si è sempre arrabatta facendo lavoretti. È andata nelle case private a fare le pulizie fino al nono mese di gravidanza.
La famiglia Karaj ha smesso di pagare l’affitto un anno e mezzo fa. «Capisco la proprietaria che ha bisogno della casa e che ha due figli, ma mi chiedo come potremmo sopravvivere per la strada con due bimbi piccoli? – continua Hekuray – Se il lavoro ci fosse, pagherei le rate come ho sempre fatto. Ma così, con la crisi, è impossibile. Ho eseguito dei lavori in proprio, ma non mi hanno pagato neppure quelli e cercare di ottenere i soldi che mi sono dovuti per via legale è impossibile per me, che non posso pagarmi un avvocato».
«Gli assistenti sociali ci hanno detto di iscriverci nelle liste per cercare di avere un appartamento di edilizia convenzionata – continua il papà albanese – Lo abbiamo fatto. Non chiedo carità, ma la possibilità di lavorare. Sono un bravo piastrellista, un imbianchino, faccio ogni lavoro edile».
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