Vedere un bambino che sta morendo di malaria, guardarlo negli occhi, intuire l’immensità del suo star male. È una di quelle immagini talmente forti e ingiuste da riuscire a entrarti dentro per non andarsene più, di cambiare la vita, di dare un significato diverso alle giornate e alle parole. Nell’ospedale di Mutoyi, in Burundi, immagini del genere sono la quotidianità: chi scrive ha avuto la ventura di viverla e di farsi indurire il cuore, di toccare con mano il dramma di un paese meraviglioso e crudele come l’Africa. Perché laggiù in Burundi vivono e lavorano medici italiani, nella pediatria costruita e inaugurata qualche anno fa dalla Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate, tutti i giorni a salvare vite quando si può e a guardare impotenti occhi che muoiono quando si deve. Viaggi dell’anima, per portare a casa tanta umanità ma soprattutto un sacco di storie da raccontare con una consapevolezza differente. Perché certe cose vanno dette. La malaria è una bestia assassina e subdola, cattiva e infame: portata in giro da una zanzara, ti infetta con una semplice puntura. Una malattia strana: all’inizio è una normalissima febbre, forse un po’ più alta del dovuto, che debilita e non se ne va più via. Sale e spinge, sale e fa male. Una malattia che piano piano, se non viene curata, si mangia il corpo e arriva a spappolare il cervello. Se non viene curata. Già: perché un vaccino per la malaria non esiste ancora e chissà mai se esisterà, non conviene spendere troppi soldi in ricerca per debellare una malattia che ammazza solo i poveri. Se un occidentale in vacanza nei resort extralusso costruiti di fianco alle bidonville viene punto dalla zanzara sbagliata e si ammala (difficile, perché noi occidentali abbiamo a
disposizione delle pasticche costosissime e miracolose che fungono da profilassi), non c’è problema: viene curato col caro vecchio chinino e tutto passa nel giro di qualche giorno. Se ad ammalarsi, invece, è un povero cristo che vive in qualche sperduta capanna in mezzo alla foresta allora è un problema. Perché questa gente si accorge di stare male per davvero quando ormai è troppo tardi: quando il chinino non serve più. Uomini, donne, bambini: la zanzara maledetta non fa distinzioni e colpisce a caso. Ed ecco che questa gente arriva in ospedale, magari dopo un viaggio durato un giorno intero, con il corpo devastato. Prende il cervello, quella malattia, ed è una roba straziante anche da vedere: perché non uccide in silenzio, perché non lo fa senza dolore, perché la morte arriva con il suo carico di bestialità. No, vedere un bambino che muore di malaria uccide un po’ anche te: per forza.Ecco, la nostra storia: quella che nessuno vuole raccontare. Ogni anno nel mondo la malaria fa 1.250.000 morti: quasi tutti concentrati nell’Africa Subsahariana dove è la principale causa di morte per i bambini sotto i 5 anni di età. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto che alla data del 29 ottobre scorso, i morti per Ebola sono saliti a 4.951. La famigerata Ebola, quella che riempie le cronache dei nostri giornali, quella che ci fa paura e ci spaventa, “la peste del 2014” contro la malaria di cui non parla nessuno. Strana questa cosa, ma nemmeno tanto se ci si pensa bene. Perché Ebola quando arriva uccide: anche noi ricchi occidentali, senza far troppe distinzioni. La malaria no, quella per fortuna fa strage soltanto tra la povera gente che vive (o prova a farlo) nel cuore dell’Africa nera. E quindi, tutto sommato, chissenefrega.













