Una volta, per qualsiasi cosa, c’era il bidello. Il succo rovesciato sul pavimento, la penna rotta con l’inchiostro schizzato da tutte le parti, il sangue dal naso.
E se c’era da fare qualche lavoro straordinario, come per esempio aggiustare un banco o una finestra, ecco arrivare il bidello con la cassetta degli attrezzi e abbondante olio di gomito.
Adesso non è più così. Prima di tutto il bidello si è trasformato in “collaboratore scolastico”, un nome più chic. E soprattutto più delicato dal momento che la categoria non gode di invidiabili condizioni di salute.
Dall’ultimo monitoraggio realizzato dall’ufficio scolastico emerge che il 20% dei collaboratori scolastici della provincia ha una certificazione medica che lo rende o “non idoneo” o “idoneo parzialmente” al lavoro. In pratica, ogni cinque collaboratori, uno non può lavorare al 100%.
Altro che bidello tuttofare. Affianco ai collaboratori scolastici che si fanno in quattro – perché ci sono e non si può negarlo – c’è quello che ha l’asma e che non può spazzare. Quello con la bronchite che non può aprire le finestre, e quindi neppure lavare il pavimento. E quello un po’ su con l’età che non si può chinare perché ha mal di schiena.
«La percentuale di bidelli non totalmente idonei è assurda e costituisce un grosso problema nella nostra provincia – commenta , dirigente dell’ufficio scolastico provinciale – La responsabilità va a capo del dirigente scolastico che tiene i rapporti con il medico del lavoro. Quando le non idoneità diventato troppe – tipo che su 18 collaboratori otto non sono idonei – allora forse è il caso di provare a cambiare medico e vedere se il responso è il medesimo».
Il problema dell’età avanzata dei collaboratori va a braccetto con quello dei professori “nonni”. Il corpo docente della provincia ha un’età media superiore ai 51 anni e un linguaggio sempre più distante dagli studenti: cosa che crea confusione di ruolo. In più, per quanto riguarda l’alfabetizzazione informatica, esiste un vero e proprio divario tra ragazzi e insegnanti.
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