La “campanara” vince il Selfie Falò. È suo l’autoscatto più bello che si aggiudica il kit “Monello”, seguita al secondo posto, a pari merito, da e .«Ho sempre una prospettiva diversa», spiega la vincitrice del concorso del quotidiano La Provincia di Varese.
L’immagine la ritrae mentre è intenta a tirare le corde per far suonare le campane della chiesa di Sant’Antonio abate, mentre all’esterno veniva accesa la pira preparata dai Monelli della Motta.
Il contest mirava proprio a questo: a raccontare simboli e tradizioni della festa liturgica e popolare che arriva subito dopo le feste, per ricordare l’eremita che protegge gli animali e la vita rurale.Un modo perché fossero i lettori, i protagonisti di questo evento sul giornale. «Ormai da quattro anni – spiega Biscotto – sono dietro le quinte del falò».
Valeria, infatti, fa parte del gruppo della quindicina di volontari della parrocchia di san Vittore che, ogni anno, tengono aperta la chiesa tutto il giorno, si occupano della distribuzione di immaginette e candele che poi accendo sul sagrato a dispetto del meteo e tanto altro. Come tutti i ragazzi dell’oratorio, Valeria è cresciuta a “pane e falò”.
«È una festa che ho sempre sentito molto, ma da quando sono attivamente coinvolta da volontaria, mi pare di viverla più intensamente. Stare dietro le quinte dà qualcosa in più».
Lo scampanio, durante la sera del 16 gennaio, accoglie la statua itinerante di Sant’Antonio quando compare in processione all’inizio di via Carrobbio (a meno che non piova a catinelle come quest’anno), e accompagna l’accensione della pira.
«Avremmo anche proseguito il “concerto” più a lungo, ma le cinque campane della piccola torre, vengono suonate a mano e ci vuole una certa preparazione fisica. Io che sono piccolina temevo di volare via», conclude ridendo.
Una fortuita coincidenza potrebbe portare una novità per il 2015. «Prevediamo qualcosa di nuovo. Proprio quest’anno, infatti, abbiamo trovato chi le campane le sa suonare davvero e potrebbe, forse, presenziare la prossima volta o addirittura insegnarci come suonarle senza farle stonare per un vero e proprio concerto».
La notizia del premio l’ha colta di sorpresa: «Bon avevo mai vinto nulla, ma “vinco” sempre nelle fotografie, nel senso che finisco sempre nelle immagini degli altri o mentre sono intenta a mettere i bigliettini nella pira o accendo le candele».
Da volontario «sei protagonista, anche se nessuno sa chi sei, perchè vedi la festa da una prospettiva diversa, senti vicine le persone che vengono ad accendere i lumini e puoi percepire in quanti credano davvero nella protezione del santo e pregano perchè hanno bisogno di poter esprimere le proprie preghiere e speranze sognando desiderando d’essere esauditi».
Ora a Valeria, “campanara della Motta” ad honorem, non resta che godersi il suo premio, magari con gli amici, usando i gadget targati Monelli della Motta e gustando le loro tipicità gastronomiche, legate alla tradizionale festa in centro.













