Riforma catastale Cosa cambia per 500mila case

Riforma del catasto al via per più di mezzo milione di immobili in provincia di Varese: entro marzo 2015 si attende l’emanazione di tutti i decreti attuativi della legge-delega fiscale; nel giro di tre-cinque anni si compirà la rivoluzione catastale. L’obiettivo è rendere più equo il sistema: contro gli aumenti di tassazione i proprietari si aggrappano al principio di invarianza di gettito fiscale, inserito nel decreto.

La rivoluzione del catasto è iniziata con l’approvazione in parlamento della legge delega fiscale, che all’articolo 2 introduce la riforma del catasto, fissando per il 26 marzo 2015 la scadenza per l’emanazione dei decreti attuativi della delega, con i quali si entrerà nel merito dell’applicazione delle linee guida.

Le novità principali si possono condensare in alcuni capisaldi. Il valore patrimoniale di un immobile (determinato a partire dai dati rilevati dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’ex Agenzia del Territorio e rettificato in base ad un algoritmo statistico) si affiancherà alla rendita catastale (calcolata a partire dal dato dei valori di locazione annui al metro quadrato, forniti dall’Omi, moltiplicato per la superficie e corretto da un coefficiente che tenga conto

di spese di manutenzione, disposizioni di legge per adeguamenti tecnici, assicurazioni, ecc). Il federalismo catastale, con il coinvolgimento dei Comuni. Il ripristino delle commissioni censuarie (una per provincia, allargate alle categorie), che attribuiranno rendite e valori. La tutela degli immobili storici, da distinguere da quelli sfruttati commercialmente. Cambieranno anche le categorie catastali: spariranno alcune delle attuali distinzioni tra immobili residenziali (signorile, civile, economico, popolare, ultrapopolare saranno in un’unica categoria).

In provincia di Varese la riforma interesserà 480mila abitazioni censite negli archivi catastali, che corrispondono all’8,8% dell’intero patrimonio immobiliare lombardo (quarta provincia dopo Milano, Brescia e Bergamo, davanti a Como, e sedicesima nella graduatoria nazionale). Ma anche quasi 11mila uffici e studi privati (il 7,8% del totale in Lombardia, diciassettesima provincia a livello nazionale) e più di 27mila tra negozi e botteghe (il 7,3% rispetto al totale regionale, ventisettesima provincia in Italia), per citare alcuni dati pubblicati di recente dalla Camera di Commercio di Milano. La vera incognita riguarda però le ripercussioni che potrà avere questa riforma.

Attualmente, secondo quanto stima Agefis (l’associazione dei geometri fiscalisti), l’incidenza della tassazione con base imponibile originata da dati catastali è pari al 68% del totale, quindi più dei due terzi.

È chiaro che ogni minimo scostamento delle rendite catastali può generare aumenti notevoli del carico fiscale. La legge delega però prevede espressamente l’invarianza di gettito fiscale: vale a dire che l’aumento generalizzato delle rendite catastali dovuto al loro riallineamento ai valori immobiliari reali (si stima un 60% circa in più dopo la riforma) non potrà corrispondere ad un aumento delle entrate fiscali sul versante immobiliare.

La speranza è che perlomeno vengano corrette quelle storture che oggi rendono iniqua e sperequata la tassazione sugli immobili: da un lato potranno essere aggiornati i cambiamenti avvenuti tra zona e zona nelle nostre città (gli estimi catastali risalgono alla fine degli anni ’80), dall’altro potrà essere riequilibrato il peso tra immobili residenziali e produttivi, con questi ultimi che oggi risultano penalizzati nel calcolo delle rendite.

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