Massimo Moratti ha ceduto a Erick Thohir (e ai suoi soci Roeslani e Soetedjo) il 70% delle quote della società nerazzurra. L’Inter è indonesiana: un fatto epocale, non solo per l’Inter ma per tutto il calcio italiano.
Cosa ne pensano i vip varesini di provata fede nerazzurra?
«L’addio di Moratti lascia un po’ di malinconia, ma l’arrivo di investitori stranieri non è un fatto negativo: speriamo che Thohir possa essere per l’Inter quello che Abramovich è stato per il Chelsea – dice , direttore sportivo del Varese ed ex difensore nerazzurro – Questo passaggio va gestito con gradualità, e in questo sarà ancora fondamentale la figura di , che con la sua esperienza può indicare a la strada maestra. Il magnate indonesiano non può conoscere da subito le dinamiche del calcio italiano. In questa prima fase Moratti può essere di grande aiuto». Per Milanese è fondamentale che il tycoon di Giacarta sia fin da subito chiaro con i tifosi: «La prima cosa che dovrebbe fare è spiegare bene i programmi:essere chiari e onesti con i tifosi sarebbe sinonimo di serietà da parte del nuovo proprietario».
, presidente della Pallacanestro Varese, vede due lati della medaglia: «Da una parte è triste che Moratti lasci: lui e la sua famiglia hanno fatto la storia dell’Inter. D’altro canto oggi per restare a certi livelli può essere necessario ricorrere ad investimenti stranieri. L’importante è che Thohir garantisca una gestione che duri nel tempo».
dei Fichi d’India («In questo caso dei Fichi d’Inter» corregge lui) è dispiaciuto per l’addio di Moratti: «So quanto il presidente abbia a cuore l’Inter, per cui se ha compiuto questo passo vuol dire che non avrebbe potuto fare diversamente. Però, vista la situazione economica italiana, non è un male che arrivino capitali stranieri, magari rafforziamo la squadra…». Di sicuro, aggiunge Max, il passaggio di proprietà non farebbe contento il suo “socio” (che si sta lentamente riprendendo dall’aneurisma che l’ha colpito lo scorso febbraio). «Lui è molto legato alla tradizione milanese dell’Inter – dice Max – Mi sa che per ora non gli dico niente…».
Chi valuta positivamente l’avvento dell’IndoInter è , patron del decimo scudetto della Pallacanestro Varese: «Si è chiuso un ciclo. Credo che una ventata d’aria nuova non possa che far bene. Oramai il calcio è soprattutto un business, il romanticismo è una cosa d’altri tempi. E poi noi ci chiamiamo Internazionale: il nostro destino è già scritto nel nome».
, presidente onorario della Futura Volley, è stato massaggiatore della Grande Inter del “Mago” : «Perdiamo una bandiera, d’altronde Moratti era stanco. Secondo me non ha ottenuto tutto quello che avrebbe meritato. Thohir? Può essere un’opportunità di rilancio per l’Inter, ma dobbiamo vederlo all’opera. Da interista mi auguro che faccia bene».
Un altro cuore nerazzurro è , presidente del Consiglio regionale lombardo: «Sono lieto che la vicenda si sia conclusa positivamente. Ora spero si trovino le risorse per riportare l’inter al rango che le spetta, cioè tra i più importanti club europei. Spero che la nuova proprietà possa avere la stessa passione per i colori nerazzurri e la stessa dedizione che ha avuto la famiglia Moratti, a cui tutti noi tifosi interisti dobbiamo essere riconoscenti».
«Se uno come Massimo Moratti, con la liquidità di cui dispone, arriva a fare un passo di questo genere, vuol dire che il futuro del calcio italiano non è molto roseo…». Da tifoso della Juve, ma anche da ex giocatore nerazzurro Pietro Anastasi vede nella cessione dell’Inter a Thohir un segno (negativo) dei tempi. «È un fatto che fa riflettere – continua Anastasi – Se fossi stato interista non l’avrei accettato di buon grado. Moratti rappresenta la storia dell’Inter, come la dinastia Agnelli quella della Juve». Difficile fare previsioni sul futuro dei nerazzurri con l’avvento dei nuovi proprietari. È possibile che con i freschi capitali asiatici l’Inter torni velocemente competitiva per i massimi traguardi?: «Mah, nel calcio può succedere di tutto, ma credo che Thohir avrà comunque bisogno di un po’ di tempo per conoscere bene il calcio italiano». Una cosa è certa, se fosse successo alla “sua” Juve, Anastasi ci sarebbe rimasto male: «La Juve è legata per tradizione alla famiglia Agnelli. Se un giorno dovessero arrivare proprietari arabi o asiatici, spero che succeda il più tardi possibile».
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