Per i pendolari incubi su rotaia Il Pirellone: «La svolta è vicina»

«In pochi anni arriveremo a dover servire un milione di viaggiatori. È necessario soffrire un po’ ora, per poter poi avere un trasporto pubblico locale degno del terzo millennio».

Risponde così l’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione, il pidiellino , alle critiche mosse dai pendolari del comitato “Il pollo nord”. Che attendono con ansia le 21 di oggi, quando partirà uno sciopero di ventiquattro ore indetto dalle sigle sindacali Usb e Cub Trasporti, e i loro treni potrebbero arrivare ancora più in ritardo del solito.

Perché i ritardi ci sono, almeno di dieci minuti ogni giorno, denuncia , portavoce dello storico comitato di pendolari. «La linea più problematica è la Varese-Treviglio – spiega – qui i ritardi e le cancellazioni sono ormai la normalità, e la nostra sensazione è che dalla fine dell’estate la situazione sia peggiorata. In più, i treni dei pendolari si trovano spesso fermi, per lasciare passare di tutto, dagli Intercity ai treni merci. Dieci minuti sono una stima ottimistica del ritardo minimo a cui ogni giorno ci rassegniamo».

L’assessore regionale risponde dando ragione ai pendolari: «I ritardi non si possono negare. Ci sono eccome: Trenord paga ogni anno una penale per gli eventuali disservizi, e l’anno scorso hanno rischiato di dover pagare nove milioni di euro. Se la sono cavata presentando le giustificazioni dei ritardi che, la maggior parte delle volte, sono dovuti ai problemi causati dai lavori di manutenzione e ammodernamento delle linee».

La situazione descritta da Del Tenno è quella di una realtà in fermento: «I viaggiatori aumentano ogni anno – spiega – mentre le linee sono le stesse dal dopoguerra». Le linee non sono cambiate, e col tempo sono diventate insufficienti. «Costruire altri binari, però, è difficile, visto che nella maggior parte dei tratti sono circondati da case e aziende. Per questo siamo in fase di studio, e dobbiamo fare in fretta: si deve trovare una soluzione, interrando le nuove linee o costruendo sopraelevate, come fanno all’estero».

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