Non sono ancora aumentati sensibilmente i prezzi dei beni di largo consumo per effetto dell’incremento dell’Iva dal 21 al 22%, ma il salasso è alle porte. Tra l’aumento dell’Iva, le cartelle di Tares e Imu, i commercianti non potranno fare altro che adeguare i prezzi dei propri prodotti.
Tutte sigle che, quando vengono solo menzionate, cambiano subito l’umore dei piccoli e medi imprenditori varesini, già alle prese con l’inesorabile calo dei consumi creato dalla crisi economica.
Per ora, sia le grandi catene che i piccoli commercianti di Varese hanno bloccato i prezzi, bandendo i nefasti aumenti. Come? Assorbendo gli incrementi di costo.
Un sacrificio in più non da poco, ma che per molti diventerà presto insostenibile. Così, per sopravvivere non rimane che adeguarsi ai rincari e aumentare i prezzi della merce venduta.
Anche per coloro che “maneggiano” prodotti soggetti all’imposta sul valore aggiunto pari al 4 o al 10% e che, quindi, non hanno ancora subito direttamente un aumento. Come nel caso delle macellerie e dei fruttivendoli.
«Vendendo carne non abbiamo subito direttamente il passaggio dell’Iva dal 21 al 22% – spiega, titolare della macelleria Bellorini del Corso – Ma la carta che usiamo per impacchettare la carne e i sacchetti di plastica che diamo gratuitamente ai nostri clienti, essendo considerati prodotti di largo consumo, sono aumentati».
Se a questo aggiungiamo il salasso della Tares e dell’Imu, far quadrare i conti sta diventando sempre più difficile. «Le prime due rate di pagamento della Tares sono state in linea con gli anni precedenti,circa 400 euro in totale. Anche la terza non è stata un choc: 135 euro. Quello che ci sta preoccupando è il conguaglio di fine anno, visto che producendo rifiuti speciali come ossa e grasso paghiamo a parte già 1.300 euro all’anno».
Da due anni il signor Maxenti non ha aumentato i prezzi all’interno del suo negozio. «Ora vediamo a fine mese come siamo messi, ma quest’anno inevitabilmente ci troveremo costretti ad adeguare i prezzi di vendita. Non credo che potremo fare diversamente». Anche il fruttivendolo suo “vicino di casa”, , non vede altra soluzione. «Non avendo rifiuti speciali da smaltire, la terza rata della Tares per noi è stata una mazzata,circa 800 euro – racconta – Inoltre, si sta già discutendo della possibilità di aumentare anche i prodotti soggetti all’Iva del 4 e del 10%». «Abbiamo un cappio al collo, ci troveremo costretti a aumentare il costo della frutta e della verdura venduta».
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