Sogliano si libera da Zamparini “Io guardo tutti negli occhi”

Sogliano si libera da Zamparini “Io guardo tutti negli occhi”

VARESE Agli amici, che per lui si buttano nel fuoco (ricambiati della stessa moneta), aveva mandato un messaggio domenica: «Mi sono dimesso». Ma la storia col Palermo, in cuor suo – quel cuore che ha sempre fatto prevalere sul cinismo della ragione – era già finita ben prima della decisione comunicata a Zamparini quando mancavano poche ore alla

partita con l’Udinese. Forse, non è mai iniziata visto che a Massimiliano Dibrogni, ex segretario al Varese e sua ombra rassicurante che adesso lo seguirà chissà dove, ha sempre consigliato di non prendere casa in Sicilia («Per ora viviamo in albergo: non si sa mai» disse presago come sempre visto che ogni finale per lui è sempre scritto prima).

Qualunque tifoso biancorosso sa che la forza della scalata dall’Eccellenza al sogno della serie A, cioè la forza di Sogliano, è rappresentata dall’indipendenza nelle idee, dalla libertà nelle scelte, dalla preveggenza sul lavoro, dallo spirito di bandiera estremo (anche nei rapporti) in un calcio che non sa più cosa sia la maglia.
Una tigre è selvaggia e deve fiutare la preda, come accadde con Gabionetta o Neto Pereira: se la incateni o la trasformi in un pappagallo, muore in fretta perché la sua ragione di vita è nell’anima di attaccante, è nella caccia e per Luca il cibo, l’unico cibo, è la maglia della sua squadra.

Aveva provato a fondere il suo spirito con quello che fa, e quindi con il Palermo, iniziando dalla routine come lo sfoltimento di una rosa mastodontica («Ma il presidente è affezionato a ognuno dei suoi sessanta giocatori come fossero figli» sibilò una volta. Come dire: «Come faccio a vendergli

un figlio?»). Perfino in quello, ha avuto le mani legate. Figurasi di fronte a cose ben più serie (vere) da cui alla fine dipendono i risultati e che sono il piatto forte per un duro e puro ma con il cuore d’acciaio (d’oro) come il suo.

Cose come i rapporti di fiducia e di forza in società. Cose come le mani libere sul mercato (come può vivere Sogliano senza scovare talenti in Argentina o in Brasile? O senza edificare le fondamenta dal vivaio e dalla Primavera? Ecco cosa gli è mancato e gli manca di più del Varese).
Cose come le pieghe dell’anima nello spogliatoio. Per essere se stesso, Sogliano avrebbe dovuto dire in faccia (e fare) quello che pensava. Soprattutto ai giocatori. Cose normali per un direttore sportivo, ma non a Palermo.

Scegliendo Sogliano, Zamparini sapeva cosa si sarebbe portato in casa e, cioè, sapeva che con un direttore sportivo e un allenatore “veri” avrebbe dovuto scordarsi di fare il direttore sportivo e l’allenatore, scegliendo chi vendere o chi far giocare e chi no (uno a caso, Ilicic, estraneo allo spogliatoio ma titolare sacrosanto e intoccabile per il presidente, chissà in base a cosa).
Scegliendo Sogliano, Zamparini sapeva di non potersi-doversi permettere prepotenze né morali, né verbali come quelle della sua ultima dichiarazione: «Abbiamo due caratteri forti, solo che io sono il capo e lui il sottoposto, il collaboratore. Se vuole fare il capo, ha sbagliato società. Con lui eravamo alla frutta».
Scegliendo Sogliano, Zamparini sapeva di non poter più essere quello che, quando vuole ottenere una risposta, si mette davanti allo specchio ponendosi una domanda. Perché Sogliano, nel calcio, è più bravo di un’immagine riflessa allo specchio.

Se potesse parlare, Luca direbbe una frase tipica di lui: «Ho mangiato tanta cacca in questi mesi senza poter fare il mio lavoro, ma è nulla a confronto dei dolori e della sofferenza che abbiamo superato in sette anni a Varese. Non mi compra nessuno, do le dimissioni e guardo tutti negli occhi».

«Mio figlio è stato bravissimo a mettersi in gioco e a rischiare con Zamparini. Ed è stato bravissimo anche a resistere, perfino troppo» dice Ricky Sogliano. Suo figlio oggi o domani risolverà il contratto triennale con i rosanero e ai tifosi del Varese che da ieri mattina ci tempestano di domande su quello che succederà adesso, risponde lo stesso Ricky: «Che problema c’è, in giro ci sono tante squadre…».

Proviamo a rispondere anche noi dicendo che l’unico modo di tornare in gioco per questa stagione, leggendo le regole della Federcalcio, è quello di entrare nel consiglio di amministrazione di qualche società, e da lì poi agire.

Infine, alla richiesta che sale dalle viscere di chiunque ami il Varese («Tornerà?»), rispondiamo ciò che ha sempre detto lui e che direbbe anche oggi: «Tutto è scritto». Aggiungendo: Luca Sogliano non accetterà mai il Varese come seconda scelta, e anche il Varese non farebbe mai una proposta di ripiego a un monumento come lui. Ci perderebbero entrambi.
Ora, caro Luca, che farai? Prenditi la vacanza che dal 2004 non ti sei mai concesso, goditela un po’ e saluta il Brasile a tutta Varese. E se per caso trovassi un altro Neto che gioca a piedi nudi sulla spiaggia, facci un fischio.

Andrea Confalonieri

a.confalonieri

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