– È stata fissata per il 13 novembre la data del processo con il rito abbreviato per (40 anni), l’agente immobiliare varesino imputato per l’omicidio della ex moglie , 36 anni,avvenuto a Zivignago lo scorso 12 marzo. Nell’udienza preliminare, il Gup di Trento ha accolto la richiesta della difesa dell’uomo avanzata in sede di udienza preliminare lo scorso 16 luglio.
Quarta deve rispondere di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione: su di lui non sarà condotta nessuna perizia psichiatrica. L’uomo, dopo aver aggredito e ucciso la moglie davanti a due figli fu protagonista di una lunga fuga durata una settimana. I carabinieri lo arrestarono a Rovigo il 19 marzo scorso all’uscita di un centro commerciale.
La sua Dacia Duster marrone era diventata l’auto più ricercata d’Italia: oltre 300 uomini, appartenenti a tutte le forze di polizia, lo hanno cercato per una settimana. Arrivando anche in via Chiesa, davanti ai Frati, a Varese dove da 40 anni vivono i genitori dell’uomo, il padre ex finanziere la madre ex insegnante. Al momento dell’arresto la madre, in lacrime disse soltanto:«Sono solo contenta che l’abbiano arrestato, perché è vivo. Perché è finita. Se ha fatto quello di cui lo accusano pagherà, ma è vivo». Il fatto sanguinoso di cui Quarta è accusato ha profondamente scosso Varese: dai compagni del Daverio agli amici con i quali frequentava l’oratorio vicino a casa. Sino ai condomini dei genitori che a loro hanno cercato di portare conforto nelle ore terribili prima dell’arresto quando quel figlio poteva anche aver deciso di togliersi la vita.
Quarta, secondo la ricostruzione degli inquirenti, ha atteso la ex moglie davanti al maso che sino a qualche mese prima era la loro casa. Con lui aveva il coltello (acquistato pochi giorni prima) che ha utilizzato per massacrare la ex moglie che lo aveva già denunciato per maltrattamenti sia contro di lei che contro i figli. L’uomo ha infierito sulla ex con una violenza inaudita sotto gli occhi dei due bambini che, terrorizzati, sono fuggiti gridando aiuto dai vicini di casa. Quarta a quel punto si è allontanato coperto dal sangue della donna dalla quale era
evidentemente ossessionato. Pare che temesse di non poter più vedere i figli a separazione avvenuta e che fosse ossessionato dalla gelosia nei confronti della ex compagna. I pm trentini non hanno avuto dubbi: quello non fu un delitto d’impeto, fu un omicidio premeditato. A Quarta, oltre alla premeditazione, vengono contestate anche gli aggravanti di aver agito con crudeltà con le ulteriori aggravanti del vincolo coniugale e davanti a due minori. Se il giudice confermerà l’intero castello accusatorio Quarta sarà condannato all’ergastolo. Quarta si era avvalso della facoltà di non parlare al momento della convalida dell’arresto.
Ha parlato invece l’8 aprile scorso dichiarando di non voler uccidere la moglie: «Ero andato lì per vedere i miei figli, volevo solo minacciarla. Poi una voce interiore mi ha detto di prendere il coltello e ucciderla». Chiaramente Quarta nega la premeditazione, cercando di evitare il fine pena mai, e anche l’accenno alle voci potrebbe essere stato un tentativo di imbastire una linea difensiva. Tentativo fallito visto che per Quarta non ci sarà perizia psicologica. I genitori della ragazza, che nel frattempo hanno portato i nipoti a Foggia, in Puglia, si sono costituiti parte civile in sede di udienza preliminare. Quarta sta cercando di alleggerire la sua posizione risarcendo i bambini: a loro è stata destinata la proprietà della totalità dei beni dell’uomo.
Il 13 novembre Quarta potrebbe già conoscere il proprio destino: il gup, infatti, potrebbe già entrare in giornata in camera di consiglio.













