– «Medicina in inglese? Benissimo. Ma poi per parlare tutti i giorni con i pazienti, per esempio a Besozzo, è più importante conoscere la terminologia medica in italiano». Così , professore di genetica medica alla scuola di medicina dell’Insubria, commenta il calo di iscrizioni registrato su tutto il territorio dai test di ingresso al corso di laurea in medicina, ad eccezione di quelli che propongono il percorso in inglese (come Medicine & Surgery attivato a Pavia).A Varese, il calo di partecipanti al test è stato del 30
per cento. Per i 159 posti del Corso di laurea in medicina e chirurgia e per i 16 posti del Corso di odontoiatria e protesi dentaria, si sono candidati in 460. Lo scorso anno erano 651 per lo stesso numero di posti. Disaffezione per la professione? Più che altro a frenare l’entusiasmo pare essere lo scoglio del test di ingresso, «che sembra la settimana enigmistica per i quesiti che propone» dice Pasquali. Per superarlo bisogna essere preparati su tutto (cultura generale e logica compresi), ma anche veloci.
Si tratta di rispondere a sessanta quesiti in cento minuti al massimo.
«Stiamo parlando di un test molto selettivo, molti scelgono di non provarci nemmeno – dice , aspirante matricola, di Gorla Minore – Poi spaventano gli anni di studio che sono tanti: ben undici».
Stesso parere quello di , di Gallarate, che giustifica il calo di iscritti anche con un’altra motivazione: «Forse meno giovani aspirano a fare i medici perché la professione non ha più quel fascino di una volta, quando la gente diceva ammirata “quello è un dottore”».
«Io ho scelto di provare a fare il test per passione: gioco a calcio nel Cislago e mi sono sempre interessato alle ossa, tanto è vero che voglio fare l’ortopedico».
Il primo a uscire, alle 12.10, è stato , studente di scienze infermieristiche: «Non potevo stare dentro di più perché ho il tirocinio da svolgere – dice – Sono contento del mio percorso di studio, ma ho provato anche il test di medicina: vediamo come va».
Il calo di iscrizioni, a livello nazionale, potrebbe essere legato anche alle difficoltà di ottenere la specializzazione preferita. Eppure, molti studenti che si avvicinano a questo corso di studio hanno le idee ben chiare sulle materie che vorranno approfondire.
Come di Cantù, che sogna di fare il neurologo, per «l’interesse nel sistema nervoso e nelle patologie ad esso collegate». vuole diventare una psichiatra. di Besnate sogna di lavorare come pediatra.
di Castelletto deve «per forza» diventare odontoiatra e, qualora non dovesse superare il test, è disposto a provare e a riprovare ancora. si è innamorata della professione durante il programma di alternanza scuola lavoro al San Paolo proposto dal liceo delle scienze umane di Busto Arsizio: ha partecipato a un programma di ricerca su una malattia rara (la fenilchetonuria) e adesso sogna di fare il cardiologo.
Molti aspiranti medici – come di Como – dichiarano di voler fare il medico da sempre, fin da quando erano bambini. Quello che accomuna tutti è «la voglia di aiutare gli altri».
Le ore che si trascorreranno in ospedale, il carico di lavoro, le responsabilità, non spaventano nessuno (neanche di Varese che è figlio di medici e sa bene cosa comporta la vita in corsia). «Il futuro dei nostri figli è una preoccupazione – dice , un papà – Mia figlia Silvia è da sempre innamorata delle scienze. Io spero che ce la faccia».













