– Al festival della Lega Nord di Varese si rinsalda l’asse -. Nel nome della “guerra all’Islam”. «Rispetto all’11 settembre 2001 siamo messi molto peggio. È soprattutto il pericolo endogeno il più insidioso, da non sottovalutare» rivela l’opinionista di origine egiziana, già collega di Europarlamento del leader leghista. Il 27 settembre sarà a Varese a fare da “spalla” al comizio di Salvini e presentare il suo ultimo libro “Islam. Siamo in guerra”, in uscita settimana prossima. Il segretario cittadino della Lega Nord
gli chiederà conto del “pericolo islamico” nella nostra città: «Siamo preoccupati del comportamento della comunità musulmana varesina, segnalata anche in una relazione dei servizi di sicurezza – afferma Pinti – non solo per le dichiarazioni di simpatia all’Isis da parte di uno dei suoi portavoce che ha paragonato la lotta del Califfato alla resistenza dei partigiani italiani, ma anche per una serie di episodi inquietanti, uno su tutti l’incendio della pizzeria Gabri a Biumo, sui quali ancora non è stata fatta chiarezza».
Con Allam e Salvini la Lega tornerà ad alzare la guardia su questo tema. «Con Salvini, Maroni e la Lega Nord ho buoni rapporti – così Magdi Cristiano Allam spiega la sua presenza a Varese – Ci troviamo d’accordo su vari temi, come il contrasto a questa invasione di clandestini e il contrasto al terrorismo islamico ma anche all’islamizzazione dell’Italia attraverso la proliferazione delle moschee».
Convergenze, inclusa quella sul “no” all’euro, che per Allam «oggi vanno valorizzate, ancor di più in un momento in cui l’Italia e l’Europa vivono un vero e proprio terremoto nell’incapacità di gestire questo flusso massiccio di clandestini e l’incapacità a gestire l’offensiva del terrorismo islamico che dilaga sulla sponda del Mediterraneo ma che è una realtà anche endogena, all’interno del nostro Paese».
Inevitabile fare riferimento alla data di oggi, 11 settembre, a 14 anni dall’attacco alle Torri Gemelle. «Rispetto ad allora siamo messi molto peggio – sostiene Magdi Cristiano Allam – chi si immaginava che l’11 settembre 2001 rappresentasse l’apice della capacità aggressiva del terrorismo islamico che colpì al cuore gli Stati Uniti, oggi deve purtroppo ricredersi, perché questo terrorismo islamico ormai controlla varie parti dell’Asia e dell’Africa, ha costituito un vero Stato a cavallo tra l’Iraq e la Siria, ma per quello che ci riguarda è purtroppo una realtà sia autoctona, con terroristi di cittadinanza europea, sia endogena, perché questi terroristi colpiscono nella stessa Europa. Purtroppo questa commemorazione registra il totale insuccesso dell’Occidente nella lotta al terrorismo islamico».
E la sottovalutazione del pericolo, per l’opinionista, «è l’altra faccia della medaglia. I due fronti della guerra al terrorismo islamico sono da un lato quello dei “tagliagole”, ma soprattutto, e lo considero un fronte ancora più insidioso, quello dei “taglialingue”, che attraverso la proliferazione di moschee, scuole coraniche, centri studi, centri di formazione, oggi finalizzati ad accreditare il reato di islamofobia (primo giornalista denunciato, e poi pienamente assolto, dall’Ordine dei Giornalisti per questo reato, ndr), è il fronte più pericoloso, proprio perché ci vede collusi, con lo Stato e le pubbliche amministrazioni che si prodigano per consentire la presenza di queste moschee. Ignari e comunque irresponsabili nel favorire una penetrazione islamica i cui contenuti sono agli antipodi rispetto ai valori fondanti della nostra civiltà».













