Compra una pagina e si sfoga «Io, imprenditore perseguitato»

«Perseguitato» dall’Agenzia delle Entrate e «abbandonato dalle istituzioni»: imprenditore di Varese compra una pagina sul Corriere della Sera e si sfoga.

Un’intera pagina, fittissima di concetti, malumori e amare constatazioni, riassunti in una lettera aperta al presidente della Repubblica e al presidente del consiglio .

Una lettera che promette di diventare un manifesto per centinaia di imprenditori in tutta Italia. A loro si è rivolto, patron della Virca spa nata da una costola della Cartiera Varese, storica impresa cittadina fondata più di 60 anni fa dal padre di Carvati, oggi leader nella produzione di biglietti d’auguri e articoli da regalo in ambito cartoleria.

Già un anno fa l’imprenditore aveva sollevato il problema. Le più alte cariche dello Stato gli avevano risposto dicendo di non avere potere nella questione e consigliando di rivolgersi all’autorità preposta alla questione: la magistratura.

«Mi sarei atteso un’attenzione maggiore – scrive oggi Caravati – quanto meno al fine di verificare, per il tramite del dicastero dell’Economia, la fondatezza delle mie lagnanze e se il mio fosse un caso isolato o se, invece, rappresentasse uno dei tantissimi episodi in cui il cittadino non trova nello Stato un interlocutore, ma un avversario, se non addirittura un nemico».

Nel marzo di quest’anno Caravati ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Varese, «senza ottenere risposta o essere ascoltato nelle mie istanze», scrive l’imprenditore.

Che in aprile si rivolge anche al Garante del Contributore, «il quale, a dispetto del suo nome, ha archiviato la pratica, dicendosi incapace di intervenire», dice ancora Caravati, il quale spiega il senso delle sue istanze: «Non un esame nel merito delle controversie tributarie, certamente competenza dei giudici, bensì un intervento sugli uffici amministrativi di riferimento (l’Agenzia delle entrate direzione provinciale di Varese) ai fini dell’effettuazione di un controllo sulla correttezza e legittimità del loro operato».

L’amarezza di Caravati utilizza termini forti: fatti tutti i distinguo del caso (senza voler essere irrispettoso) l’imprenditore cita l’Olocausto. «Ho pensato che gli ebrei che si sono salvati da quella inumana persecuzione sono stati quelli che, intuendo in tempo utile e prevedendo il tragico evolversi degli eventi, hanno potuto o preferito abbandonare l’Italia».

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