Dalle Canarie ai Caraibi con una canoa hi-tech

La storia di Matteo Perucchini: sarà il primo italiano a gareggiare nella Talisker Atlantic Challenge «Con la mia avventura vi porterò sotto i riflettori»

– Anche Varese sostiene il “sogno atlantico” di Matteo Perucchini. Il 15 dicembre sarà il primo italiano nella storia a presentarsi alla partenza della Talisker Atlantic Challenge, la “più dura traversata a remi del mondo”, tremila miglia solo a forza di braccia tra le Canarie e i Caraibi.Un vero ambasciatore dello sport varesino. «Quando la troupe del National Geographic è venuta sul lago Maggiore a filmare la mia preparazione, sono rimasti affascinati da Santa Caterina del Sasso».Ieri è stato

tutto il giorno in piazza Repubblica con la sua “canoa” supertecnologica, ospite della domenica ecologica su invito dell’assessore , per promuovere la sfida estrema, sportiva ma anche benefica, che prenderà il via il prossimo 15 dicembre da La Gomera, sulle isole Canarie, alla volta di Antigua, con altri 25 equipaggi da tutto il mondo. , 34 anni, è originario di Leggiuno, anche se vive nel Regno Unito da quando, a diciotto anni, è andato all’università di Cardiff per studiare biotecnologie.

Sul biglietto da visita c’è scritto “ocean rower”, ovvero “rematore nell’oceano”, ma in realtà Matteo lavora per una società di consulenza dalle parti di Cambridge, l’università in cui ha conseguito un master per la commercializzazione della ricerca scientifica, dopo il dottorato a Edimburgo in genetica.
Una specie di “cervello in fuga” che sarà il «primo atleta italiano a prendere parte a questa gara», da quando esiste, nel 1997. Perché? «Sono tantissimi anni che remo, per la Canottieri Gavirate e per la Canottieri Renese, e anche a Cambridge quando ero all’università – racconta Matteo – ho scoperto questa gara dieci anni fa, ma è una di quelle cose che ti devi sentire. Sono dieci anni che ci penso e che mi dico che devo farla».
«Allora non mi sentivo pronto a livello mentale, perché è una sfida non solo fisica, ma soprattutto mentale. Per stare due mesi in mezzo all’oceano devi essere abbastanza cocciuto…». Così è da più di un anno che si prepara per affrontare la traversata, con sessioni sul remoergometro con due ore a remare e due ore a dormire per 24 ore, per allenare il fisico, anche per sopportare gli urti, visto che Matteo prevede già che prenderà «un sacco di botte» tra le onde altissime in mezzo all’oceano.

Dovrà remare per almeno 14-16 ore al giorno, con la possibilità di innestare l’autopilota con il satellitare o di buttare a pelo d’acqua un’ancora-paracadute per rallentare la barca. «O vado per microsonni come i velisti – racconta l’atleta – oppure altri singolisti, come il mio “mentor” australiano, mi hanno consigliato di fare quattro ore

di sonno filate, prendendola come una lunga giornata di lavoro». Sì, perché in base alle regole della Talisker Atlantic Challenge, la propulsione dello scafo deve avvenire «unicamente con i remi, senza vela né motore», e, come dei moderni , i vogatori non possono ricevere alcun aiuto esterno, visto che «qualsiasi supporto comporta la squalifica».

La sua barca è un gioiellino, uscito da un cantiere specializzato del sud dell’Inghilterra ma perfezionato e collaudato nel Cantiere Costantini di Reno di Leggiuno, sulla sponda varesina del lago Maggiore. Equipaggiata con un dissalatore per poter bere l’acqua dell’oceano, cibi liofilizzati per novanta giorni di traversata in cui prevede di consumare «dalle sei alle ottomila calorie al giorno», un fornello per scaldare l’acqua, oltre a tutte le strumentazioni tecnologiche necessarie, dal Gps al telefono satellitare, da un pc portatile del modello di quelli in dotazione all’esercito alle cuffie senza fili per ascoltare musica in podcast.
Ma è una sfida che coinvolge anche il nostro territorio, vista l’eco mediatica prevista a livello mondiale per la competizione.
«L’anno scorso il documentario è stato trasmesso in tutto il mondo, e quest’anno i diritti televisivi per la gara li ha vinti il gruppo National Geographic – Mi hanno selezionato tra gli atleti da seguire e quest’estate con la loro troupe sono venuti due giorni a filmare sul lago Maggiore. Sono rimasti colpiti dall’Eremo di Santa Caterina del Sasso». Un’avventura solidale, visto che Perucchini devolverà fondi a due associazioni, quella italiana per la lotta al neuroblastoma e la “Cancer Risk in the Young” che si occupa di disturbi cardiaci.
Per sostenere il suo «sogno», si ricorre anche al crowdfunding: sul sito sognoatlantico.com, è possibile fare donazioni.
Matteo per il momento ha ricevuto sponsorizzazioni per cento miglia di traversata (una sterlina a miglio), per diciotto giorni di pasti (35 euro al giorno per «nutrirlo») e per 28 canzoni, da “Romagna mia” a “Emozioni” di Lucio Battisti (tre euro a brano, in cambio della menzione sui social media nel momento in cui Matteo la ascolterà).