«Cecil e la sua famiglia sono vivi». Un respiro di sollievo per il fratello che in questi giorni ha seguito con non poca preoccupazione il dramma dell’isola di Samar, colpita sabato dal tifone Haiyan.
Sono stati tre giorni di angoscia per Jessie e la sua famiglia, trascorsi senza la possibilità di entrare in contatto con i parenti e gli amici lasciati nell’isola delle Filippine nel 2002, quando si è trasferito in Italia per lavoro, in cerca di una migliore occupazione, prima a Milano e poi a Tradate.
«Dal giorno del tifone le comunicazioni si sono interrotte. Samar è il nostro paese natale – spiega Jessie – Solo dopo tre giorni abbiamo avuto notizia che i mezzi hanno cominciato ad attraversare il disastro: le strade sono bloccate dagli alberi di cocco caduti e non c’è modo di spostarli perché sono molto pesanti».
Lì, a Samar, della famiglia Bernas ci sono un fratello, Cecil, che è consigliere comunale, con i figli e gli zii, fratelli di mamma e papà. «Sapevamo tre giorni prima dell’arrivo del tifone, ma non ce lo aspettavamo così grave. È stato devastante. Quando ero piccolo ci prendevamo per mano, era un gioco, ogni volta che arrivavamo i tifoni ce n’erano una trentina all’anno, ma mai così distruttivi. Ha spazzato tutto». Una tragedia cui hanno assistito dall’Italia impotenti. «Lo abbiamo visto dal vivo, mentre stava succedeva. È stato tremendo». Ma poi, finalmente, la buona notizia.
© riproduzione riservata













