Otto gennaio 2015: una studentessa di 16 anni viene aggredita e quasi stuprata da tre coetanei all’altezza della stazione di Saronno Sud, lungo la Milano-Varese. La giovane stava tornando a casa quando il branco l’ha aggredita, salvo poi devastare una carrozza, tirate il freno di emergenza e fuggire. Il 31 gennaio un branco di ventenni ubriachi devasta la carrozza di un locale diretto a Laveno Mombello, spaccando tutto al grido di «facciamo il degenero» poi, all’altezza della stazione di Barasso, i ragazzotti tirano il freno di emergenza e fuggono. Ad agosto gli agenti della polizia ferroviaria sequestrano 150 grammi di marijuana piazzati sotto il sedili pronti ad essere ritirati alla stazione di
Varese. Sempre lo scorso agosto un capotreno donna viene aggredita e malmenata dai sei donne rom solo per aver chiesto loro di esibire il biglietto.«E se avessero avuto un coltello? – è la domanda retorica che si pone , del sindacato autonomo Orsa Lombardia – La verità è che sui treni viaggia di tutto. Anche su quelli varesini. Droga, prostitute, l’ubriaco violento, il truffatore, ed è accaduto a Varese, che proprio in treno cerca di agganciare una vittima. Viaggia il piccolo criminale che sul treno ruba telefonini o tablet, viaggia il criminale pericoloso armato. I rapinatori con il machete che colpirono a Varese pochi mesi fa in città ci erano arrivati in treno».
I racconti del personale viaggiante, così vengono definiti capotreno, macchinisti e ferrovieri, narrano di episodi, per ora sporadici, ai confini con la realtà. Lungo la Varese- Milano, un anno fa circa, due ventenni furono pizzicati mentre si concedevano un attimo di svago: lei stava praticando sesso orale a lui. «Spesso – raccontano i capotreno – troviamo anche dei preservativi usati. E le aggressioni più o meno violente contro di noi sono all’ordine del giorno. Sinora nessuno si è fatto male seriamente, per fortuna».
Dopo la sanguinosa aggressione a un capotreno a colpi di machete nel milanese l’estate scorsa si è cercato di correre ai ripari. Potenziando la presenza di vigilantes privati sui convogli. Vigilantes che viaggiano ovviamente disarmati, e che agiscono come deterrente «sul ragazzotto arrogante che rompe un sedile oppure insulta il controllore che lo vuole fare scendere – spiega , del direttivo provinciale del sindacato Adl, ma soprattutto pendolare – Con i criminali di alto rango, che viaggiano sui treni ed è un fatto, il problema resta. Certo non possono essere questi vigilantes a occuparsi del servizio d’ordine sui treni».
Quanti sono in ogni caso? Circa 200 da «distribuire a rotazione» sui 2400 convoglio che ogni giorno circolano in Lombardia. Un rapporto numero improponibile.
La presenza di questo personale extra è concentrata sulle linee considerate ad alto rischio (la Milano-Treviglio è una di queste) segmento nel quale la Milano-Varese non rientra. Sui nostri treni «si tratta di presenze assolutamente sporadiche – dice Campagnolo – tranne che per il Malpensa Express. Qui abbiamo la presenza fissa di due vigilantes e, lo divo da pendolare, scoraggiano i balordi o gli sbruffoni. Sono troppo pochi, però, e assumerne altri costerebbe troppo».
Che fare? «Partiamo dalle stazione – dice , presidente di tutti i dopo lavoro ferroviari della Lombardia – a cominciare dalle nostre, a cominciare dalle stazioni ferroviarie di Varese, tra le più brutte e obsolete d’Italia». Tuscano le definisce addirittura “cessi”, teatro di un fenomeno particolare: «Qui alcuni treni vengono lasciati in sosta durante la notte senza controllo – dice – con un doppio risultato: diventano preda dei writer e dei senzatetto. Quelle di Varese sono stazioni ad alto rischio bivacco sui treni fermi di notte. C’è chi spacca un treno o una porta, sale in carrozza, e si mostra violento quando il personale chiede di sloggiare il mattino dopo».
Ma una soluzione, secondo Tuscano, ci sarebbe: «Tornelli all’ingresso delle stazioni e sistemi di videosorveglianza. Iniziamo a scremare chi sale sui treni alla partenza e avremo maggiore sicurezza durante tutto il viaggio».













