Jobs Act, il testo uscito dalla Commissione Lavoro del Senato «è condivisibile, non in tutte le sue parti forse, ma è la dimostrazione di una volontà di arrivare a un vero cambiamento» dice il presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese Giovanni Brugnoli.
E di cambiamento vuol sentire parlare l’associazione degli industriali varesini. Non solo riflessioni ma atti che modifichino la realtà del mercato del lavoro. Da qui, «il nostro auspicio che l’iter di approvazione del testo nei due rami del Parlamento non ne stravolga i contenuti», aggiunge Brugnoli.
Non è solo questione di articolo 18, con pro e contro.
«Così si arriva a perdere di vista il senso che dovrebbe avere una vera riforma» commenta il presidente di Univa, il quale invoca una riforma del mercato del lavoro italiano che «semplifichi le regole per dare maggiori certezze alle imprese, al mercato e agli investitori, senza danneggiare i diritti dei lavoratori».
Assunzioni più semplici
È fermo il pensiero di Giovanni Brugnoli: «Le imprese vogliono un vero e radicale cambiamento, non per poter avere mano libera sui licenziamenti, anzi proprio il contrario».
Il punto è un altro. «Il punto è come far ripartire l’occupazione, come permettere di rendere più semplici le assunzioni, come dare tempi certi alla soluzione delle controversie in materia di lavoro, come rimuovere uno dei problemi del nanismo delle nostre aziende: ossia il sistema duale di tutele che differenzia tra i lavoratori di imprese con meno di 15 addetti e quelli impiegati in imprese con più di 15 dipendenti. Questo è interesse generale, non di una parte» dichiara a voce alta il numero uno di Univa. «Bene, dunque, il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, ma non solo. Positivo è anche il riordino degli ammortizzatori sociali e l’obbligo contributivo per finanziarli esteso a tutte le imprese, che porterebbe a un più equo sostegno del sistema tra tutte le aziende, superando l’attuale regime che pesa principalmente su quelle industriali», annota Brugnoli citando apertamente le parti del testo del Jobs Act che non cambierebbe.
«Inoltre è apprezzabile anche il tentativo di spostare il focus della discussione sulla rioccupabilità delle persone e sulle politiche attive del lavoro».
Al passo con i tempi
L’impalcatura generale della proposta di riforma, insomma, tiene per gli industriali varesini.
Univa rimarca l’importanza o meglio la necessità che si possa fare impresa in Italia, tanto da attrarre anche investitori stranieri.
«Dobbiamo essere tutti coscienti che la riforma del lavoro serve per avere regole più moderne e al passo con un sistema economico-sociale profondamente cambiato negli ultimi anni, serve per rendere più attrattivo il nostro Paese in termini di investimenti nazionali ed esteri» sottolinea Brugnoli.
«Ma non può da sola essere la soluzione per far riprendere l’occupazione. Il lavoro non si crea a suon di norme, ma con una coerente politica industriale». In altre parole «il Jobs Act è elemento fondamentale, ma non sufficiente per innescare la ripresa».
Intanto l’iter parlamentare ha preso il via ieri in Senato con 689 emendamenti presentati, la maggior parte per mano di Sel (353), quindi dal M5S (158) ma all’interno dello stesso partito democratico, è cosa nota, non mancano le polemiche al disegno di legge che modifica il mercato del lavoro.n
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