– La devozione non è mai troppa. Ma in questo caso le candele votive accese dai fedeli sono state così tante da provocare un piccolo incendio nella basilica di San Vittore. A domarlo il sacrestano, che è già diventato l’eroe della parrocchia.
L’episodio è accaduto ieri mattina, quando il «vassoio» con le candele si è riempito troppo. Alcune candele sono cadute sulle altre, e hanno appiccato un piccolo fuoco.
Ad accorgersene Fernando Patrick, il sacrestano, che ha visto alcune fiamme divampare nella navata destra della chiesa. E molto, molto fumo.
«Mi sono spaventato tantissimo – racconta l’uomo – Ho visto il fuoco. Allora sono andato a prendere l’estintore, ma non avevo idea di come funzionasse. Ho messo fuori la testa dalla chiesa e ho chiamato un operaio che è venuto ad aiutarmi. Insieme abbiamo spento l’incendio».
Tutto questo accadeva più o meno dalle 11.30, quando la basilica è un andirivieni di fedeli che entrano in chiesa per una preghiera, un inchino all’altare o per mandare in cielo un pensiero a un famigliare.
Il fumo ha spaventato chi era all’interno. Le persone sono uscite, per rientrare poco dopo e complimentarsi con il sacrestano coraggioso.
Fernando Patrick ha chiamato anche i vigili del fuoco, che sono entrati in azione con un carro e quattro uomini. Il carro ha stazionato in corso Matteotti.
Il grosso però lo ha fatto proprio il sacrestano, che ha agito talmente repentinamente che le fiamme non hanno avuto tempo di provocare danni. A conti fatti, il problema più grosso è stato pulire la chiesa dalla polvere lasciata per terra dall’estintore. «A gennaio, nella festa di Sant’Antonio, non capita niente di simile perché i lumini, quelli che vengono accesi davanti alla chiesa della Motta, sono “sorvegliati” dai volontari, che li tengono alla giusta distanza tra di loro – dicono i vigili del fuoco – È facile infatti che le candele, se lasciate incustodite, vengano disposte in modo disordinato, finendo per accavallarsi le une sopra le altre, e prendere fuoco».
Per risolvere questo problema, la soluzione potrebbe essere quella di dotare la chiesa esclusivamente di lumini e lettrici. Ma sono i fedeli a non voler rinunciare alla candela vera e propria, che con la sua fiamma ha un fascino particolare, più poetico. Di conseguenza, la parrocchia sta valutando quale possa essere la soluzione migliore per riposizionare le candele in chiesa, mettendo il locale al riparo da altri eventuali incendi.
Tornando all’incendio, hanno dato prova di fede i varesini che sono entrati nella chiesa in cui ancora c’era il fumo.
E quando qualcuno ha detto «dobbiamo chiudere tutto per pulire», hanno risposto: «E noi dove andiamo a pregare?».
In tanti poi hanno scambiato due parole con il sacrestano che però era frastornato, e continua a dire di essersi spaventato molto. E poi ancora preghiere.













