– Insomma, lo sconto c’è ma non si vede in attesa dei saldi veri, quelli ufficiali, che partiranno il prossimo 3 gennaio. Neanche il tempo di sfasciare i regali sotto l’albero e dare il benvenuto al nuovo anno che nei negozi varesini è già ripartita la caccia all’affare: eppure nelle vetrine, non c’è traccia delle promozioni. Lo sconto nel terzo millennio viaggia via etere, con sms inviati direttamente
a clienti selezionati o carte fedeltà che si trasformano, come per magia, nella chiave d’accesso all’acquisto agevolato. Merce che in alcuni posti è già scontata al 50%. E a fare da capofila sono soprattutto i grandi magazzini, gli store dei marchi più conosciuti. In alcuni centri commerciali bastava un acquisto natalizio per ricevere, direttamente sullo scontrino, uno sconto del 20% da utilizzare fin al 3 gennaio su tutti i prodotti.
«Anticipare i saldi al 3 anziché al 5 permette di approfittare del fatto che la gente sia ancora in ferie e i ragazzi a casa da scuola – commenta, presidente Aime Varese – Almeno si sfruttano giornate nelle quali le persone hanno tempo libero da dedicare allo shopping».
Quello che Lucchina contesta è la penalizzazione che i piccoli e medi commercianti devono “subire” a causa delle grandi catene. «Applicando formule promozionali anticipate rispetto ai saldi, attraverso le carte fedeltà che sono gratuite, i grandi marchi e le grandi catene non violano alcun tipo di norma, ma penalizzano fortemente chi non ha una propria carta fedeltà». Proprio per questo, secondo il presidente Aime, il dibattito in merito ai saldi necessita di essere riaperto.
Il saldo per definizione dovrebbe tradursi in una liquidazione della merce di fine stagione, altrimenti parleremmo di semplice promozione. Negli ultimi anni i saldi sono sempre più anticipati, quindi non si tratta più di una liquidazioni di stock di magazzino, ma di acquistare merce scontata della stagione in corso. Questo crea un danno al negoziante perché significa vendere la maggior parte dei propri prodotti con una marginalità ridotta. Ancor più risicata se c’è la concorrenza che gioca d’anticipo.
«Non condivido questa politica e, ormai da tempo, rimango convinta che se questa è la strada che si vuole continuare a perseguire allora che si decida di liberalizzare».













