«Io dono»: lo dice la carta d’identità

Da ottobre rivoluzione in provincia di Varese: il sì all’espianto d’organi si potrà dichiarare in Comune. Finora sono poche le amministrazioni italiane ad aver aderito alla campagna Aido. E noi la sosteniamo

– A ottobre, tutti i 139 comuni della nostra provincia daranno la possibilità al cittadino di diventare donatore di organi. L’assenso alla donazione dovrà essere dato al momento del rinnovo della carta di identità e sarà poi scritto sul retro del documento. Nello stesso tempo, il nominativo verrà comunicato al Sit (Sistema informativo dei trapianti) e al Ministero della salute, nonché agli ospedali. In

questo modo, constata la morte celebrale definitiva e irreversibile, gli organi potranno essere prelevati nel più breve tempo possibile ed essere espiantati, per consentire a qualcuno di continuare a vivere. «A settembre i dipendenti del Comune faranno un corso per imparare tutto quello che serve conoscere dal punto di vista informatico, nonché per sapere cosa dire al cittadino» spiega , responsabile dell’Anagrafe del Comune.

Per ora sono ancora pochi i comuni italiani che hanno aderito a questa innovazione, che rappresenta una battaglia per la civiltà e che il nostro giornale appoggia, perché se tutti i cittadini daranno il loro assenso al trapianto di organi, aumenteranno le possibilità di aiutare altre persone, quindi di salvare vite umane.
In Italia, infatti, vengono effettuati circa tremila trapianti all’anno. Ma le persone in lista d’attesa sono circa novemila.
L’idea di semplificare l’assenso alla donazione è stata proposta dall’Aido, l’associazione italiana donatori di organi, che a Varese esiste da più di 40 anni (la sede è in via Cairoli 14).
«Si può donare sempre: non ci sono limiti di età. I minorenni devono avere il consenso dei genitori – spiega , presidente Aido della sezione di Carnago – Sono stati fatti prelievi di organi da persone ultra ottantenni (la decisione di procedere dipende sempre dal medico che giudica il quadro clinico)».
«Non ci sono vincoli neppure per quanto riguarda abitudini poco salutare come fumare e bere alcolici: l’organo è una cosa a sé, la qualità viene valutata al momento dell’espianto. Anche una persona sieropositiva può donare gli organi, che andranno impiantati ad un’altra persona sieropositiva. Vale la stessa cosa per altre patologie».
Gli organi che si possono prelevare sono i reni, il fegato, il cuore, il pancreas, i polmoni e l’intestino. I tessuti che si possono donare sono le cornee, il tessuto osseo, le cartilagini, i tendini, la cute, le valvole cardiache e i vasi sanguigni.

Non ci sono neanche vincoli di territorialità: il cuore di un varesino può andare ipoteticamente ovunque, anche in altri Paesi. «Un organo di una persona di Varese può andare all’estero e viceversa – continua il presidente – Ci sono dei centri che individuano l’organo più valido sulla base della situazione del paziente. La destinazione di un organo è infine decisa da una commissione internazionale».
In provincia di Varese gli iscritti sono oltre 25mila, quasi tutti soci passivi, che hanno dichiarato la disponibilità a donare organi e tessuti al momento della propria morte.
Sono invece più di 100 i volontari attivi impegnati nel gruppi comunali a vari livelli, per esempio dando informazioni sulla donazione. Un atto di altruismo di cui spesso non si parla, come se fosse un tabù.