– Nel giro di cinque anni rifiuti sempre più cari per le imprese, ma nel Varesotto c’è chi dice no. Confartigianato Imprese Varese ha aperto uno sportello per il calcolo e la verifica della tassa rifiuti, mentre Cna Varese chiede una maggiore chiarezza delle regole per le piccole attività.
Federalberghi ha cercato il dialogo con le amministrazioni comunali mettendo sul piatto il paradosso di camere spesso vuote per i cui metri quadri scatta comunque la tassa.
Se i rincari maggiori hanno riguardato ristoranti, pizzerie e bar, con un incremento medio del prelievo pari al 47,7%, anche per le altre attività produttive i salassi non sono mancati.
A dirlo sono i dati diffusi dalla Cgia di Mestre che ha messo a confronto le cifre tra il 2010 e il 2015. I risultati non provocano certo stupore tra gli addetti ai lavori: chi ha un’impresa sa bene di cosa stiamo parlando.
Un negozio di ortofrutta? Mediamente parlando ha registrato un incremento del 42 per cento (+ 560 euro), mentre un bar ha dovuto versare il 35,2 per cento in più, pari ad un aggravio di 272 euro.
Più contenuto, ma altrettanto pesante, l’aumento subito dal titolare di un negozio di parrucchiere (+23,2 per cento), dai proprietari degli alberghi (+17 per cento) e da un carrozziere (+15,8 per cento).
Di fronte al balletto di numeri (determinato dal fatto che sono i Comuni a deliberare le aliquote di anno in anno), c’è chi non sta a guardare. Ecco allora che Confartigianato Imprese Varese ha messo online un elenco in aggiornamento ed in linea con il portale del Ministero dell’Economia e delle Finanze per verificare le tariffe non domestiche, relative alle principali attività imprenditoriali.
«La nostra battaglia – spiega il presidente – da sempre ha l’obiettivo di vedere ridefiniti i Regolamenti comunali delle tasse rifiuti affinché accolgano i principi di una tassazione equa e sostenibile».
Qualche risultato? Il dipartimento delle Finanze ha fornito una interpretazione relativa alla non applicabilità della Tari a talune superfici che va esattamente nella direzione sostenuta dal sodalizio Varesino con il risultato che nel giro di 4 mesi le imprese che hanno chiesto aiuto allo sportello ad hoc sono riuscite ad ottenere risparmi tra i mille e i 13 mila euro a seconda delle dimensioni e del settore di attività.
L’esenzione, infatti, non scatta in automatico e quindi occorre attivarsi per poterla vedere applicata.
Per Roberta Tajè, direttore generale di Cna Varese si tratta del capitolo spinoso della tassazione.
«Il nostro obiettivo – afferma – è ottenere che sia riconosciuto il principio per cui si paghi per i rifiuti realmente conferiti: se una azienda ha un comportamento virtuoso e fa raccolta differenziata e riuso di materiali da lavorazione, questo deve essere riconosciuto e scontato in fase di pagamento della tassa».
Ma sul capitolo rifiuti quello che si chiede da parte delle piccole attività produttive è anche maggiore chiarezza, dal momento che nel corso degli ultimi anni sono state numerose le novità che hanno riguardato il prelievo sui rifiuti e si è passati dalla Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) o Tia (Tariffa di igiene ambientale) alla Tares (Tassa rifiuti e servizi), che nel 2014 ha lasciato il posto alla Tari (Tassa sui rifiuti).
La legge di stabilità del 2014 ha ancorato, dal 2016, la determinazione delle tariffe ai fabbisogni standard che potrebbe condurre ad un alleggerimento dell’onere.
«Tutto ciò – conclude la Tajè – non fa che complicare le cose per le piccole attività, costrette a continui adeguamenti e cambiamenti».












