L’uomo con le ali ha spiccato il volo più alto, oltre ogni vetta che ha conquistato o sognava di far sua. Ogni volta che Oliviero Bellinzani partiva per una delle sue scalate, più che la passione per la montagna lo spingevano la determinazione e la rabbia con le quali voleva sempre alzare l’asticella, allontanare un limite.Oliviero assomiglia alla montagna che l’ha
portato via tra le sue braccia. Duro con se stesso e con gli altri. Nel febbraio del 1977 un terribile incidente in moto, tra Cittiglio e Laveno, dove arrivava da Milano per immergersi nel verde della Valcuvia, gli portò via una gamba. Da quello stop Oliviero si rialzò urlando: «Io non sono senza una gamba, io sono un uomo con una gamba».
Una sfida culturale che ha combattuto alla sua maniera, con il suo carattere spigoloso che anziché avvicinarti spesso ti allontanava, quasi come se a prescindere intendesse l’aiuto come una forma di compassione.
«Ho scalato il Cervino con una gamba sola e non gliene frega a nessuno – era solito ripetere Bellinzani al ritorno dall’ennesima impresa – Perché altri fanno molto meno e sono professionisti, con gli sponsor, e io no?».
Un ritornello che può valere per qualsiasi altro atleta di sport minori per interesse, visibilità, giro di soldi e – non ultima – una diversamente cultura. «Ma se come dici sei uguale a tutti gli altri, perché dovresti ricevere gloria e denaro per una cosa che fanno in tanti? – gli rispondevo – E comunque di gente che ti vuole bene ce n’è, e tu, prendendotela con il mondo intero, rischi di fare un’unica minestra mettendo nello stesso pentolone anche chi ti apprezza e ti segue fin da quella tua prima vetta, conquistata nel 1978 con una gamba sola: i 1.237 metri del Monte Nudo, nella tua Valcuvia!». E la chiacchierata finiva lì, con il suo viso dipinto di una espressione ben poco convinta.
Dalla cima del Monte Nudo, il giovane Oliviero arrivò a casa tardi ma felice, perché aveva convinto il suo papà e due amici ad accompagnarlo «ma senza toccarmi», con il risultato che per più di una scivolata sui sassi non aveva due centimetri di pelle consecutivi. A smorzare l’entusiasmo ci pensò la sua mamma: «Te ne mia capità già asee?».
Oliviero la parola “abbastanza” non l’ha mai digerita. Fin da bambino quando, praticando l’atletica senza far parte di una squadra e quindi senza allenarsi come gli altri, era sicuro di essere il più forte, con l’unico problema di non avere nessuno che volesse occuparsi di lui.
Una condizione che ritrovò dopo l’incidente, quando furono in pochi ad incoraggiarlo a sfogare il suo amore per la montagna, ma soprattutto si trovò senza maestri. «Di guide e istruttori ce n’erano in abbondanza, ma tutti con due gambe – raccontava – Chi ha due gambe non può ragionare come chi ne ha una. Come sempre mi sono arrangiato da solo: quello che mi fa rabbia è che non ho mai trovato un giovane con il mio stesso problema e la mia stessa passione, al quale passare la mia esperienza».
Ora, nel suo zaino Oliviero Bellinzani non avrà più posto per rabbia e rivalsa. L’uomo con le ali avrà grandi spazi per sfogare la sua passione, senza limiti, con la colonna sonora del “Signore delle cime”. Sì, l’uomo con le ali è diventato un signore che avrà tante cime da conquistare in pace con se stesso, i suoi cari e tutti quelli che l’hanno apprezzato al di là di qualsiasi impresa.
Chi con un pensiero, chi con un ricordo, chi con due gambe e chi con una. Sempre e comunque con, mai senza.













