VARESE – «Fai attenzione. Sono madide per te». E qualora il messaggio non fosse abbastanza esplicito a chiarire il concetto c’è il “supporto” sul quale è stato vergato: un paio di mutandine da signora. Quegli slip infilati nella cassetta delle lettere dell’oggetto del desiderio di una quarantenne non ricambiata sono stati l’epilogo di una vicenda durata quasi due anni e iniziata ad una fiera di settore dedicata a prodotti per animali. Sia lei, la stalker, rinviata a giudizio ieri con l’accusa di
atti persecutori, sia lui, la vittima, sono rappresentanti dei prodotti di questo segmento di mercato. I due a quella fiera si conoscono per la prima volta. Tra una selezione di croccantini e un’esposizione di guinzagli scambiano quattro chiacchiere tra colleghi. Tutto normale, se non per il dettaglio che lei, a quanto pare, si invaghisce dell’uomo, suo coetaneo, purtroppo non richiamata. L’incontro è datato 2012. Nell’occasione i due colleghi si scambiano anche i numeri di cellulare. Poi ognuno va per la sua strada.
La donna, però, quell’incontro non riesce proprio a dimenticarlo. E inizia a chiamare il collega, a mandargli messaggi. Ad invitarlo ad uscire, a vedersi.
Lui, stando a quanto dichiarato la vittima assistita dall’avvocato , ha sempre rifiutato quelle avance.
Per un anno circa la donna si barcamena tra rifiuti e delusioni. Ma è nel 2013 che compie lo scatto di qualità trasforma dosi, per l’accusa, da ammiratrice insistente a stalker. Telefonate e messaggini aumentano di numero e diventano via via più espliciti. Si alternano profferte amorose a insulti.
L’uomo si ritrova la spasimante anche sotto casa e, contestualmente, iniziano ad arrivare quelle e mail particolari. La vittima riceve in via telematica delle fotografie molto particolari.
Fotografie che ritraggono la spasimante completamente nuda in pose osé e molto spinte.
A quel punto il quarantenne non ne può più. Secondo quanto ha dichiarato in sede di denuncia la sua vita era stata stravolta da questa donna la cui ossessiva presenza gli creava ansia.
L’ammiratrice era ovunque e lui non si sentiva affatto lusingato anche perché, sempre stando a quanto dichiarato, non aveva mai avuto e mai avrebbe avuto interesse per la collega.
Al telefono, sul pc o per strada. La donna viene ammonita dal questore di Varese. È il primo avvertimento. Deve lasciare perdere la vittima, deve smettere di molestarlo, perché a suo carico c’è già una denuncia. Lei non desiste. Non desiste affatto. E continua con quel comportamento che la vittima trova non più fastidioso ma addirittura molesto. Lui, sempre secondo quanto ha dichiarato, continua a rifiutarla.
Non ne vuole più sapere, non vuole più vederla o sentirla. La vittima segnala che l’ammonimento non è servito a nulla.
E a fronte della nuova denuncia scatta un provvedimento restrittivo per la stalker: per la donna c’è il divieto di avvicinarsi al quarantenne.
La risposta sono quelle mutandine con quel messaggio così intimo quanto spudorato a corredo del cadeau lasciato nella cassetta delle lettere dell’uomo. Ieri il gup di Varese ha disposto il rinvio a giudizio per la quarantenne. Affronterà il processo in sede di dibattimento.
La prima udienza è fissata per il prossimo primo febbraio. In quella sede la donna potrà raccontare la propria versione dell’accaduto. A quanto pare la quarantenne ha sempre negato di aver molestato il collega in preda ad una passione a senso unico.













