Il negozio digitale “seppellirà” la crisi. E racconterà storie

Giovani di Confcommercio ed esperti del settore a confronto sulle strategie per rilanciare il settore«Qualità, servizio, relazioni. E tanto internet....»

Il digitale è la forza del presente anche nel commercio, ma non è tutto. Non basta. Qualità e servizio sono le materie prime, il valore di un’impresa e poi serve una storia da raccontare dentro e fuori la rete.
Una storia che sia la propria, che faccia conoscere ciò che si vende ai clienti e crei empatia. Dopodiché si potrà avere fiducia nel futuro del commercio.
«Credo moltissimo nel digitale, è l’unica strada possibile», dice Anna Prandoni, direttrice dell’Accademia Gualtiero Marchesi.

«È pazzesco che, nel settore del commercio, solo l’8% delle imprese italiane abbia un e-commerce attivo e il restante 92% non abbia preso neanche in considerazione la cosa. Il digitale è un mezzo da sfruttare, che ci fa lavorare bene sui social ma dobbiamo anche raccontare la nostra storia per essere considerati interessanti».
Il futuro del commercio «sarà roseo quando punteremo tutto su qualità e servizio, a maggior ragione nella ristorazione, veicolando poi il messaggio grazie alle potenzialità delle Rete», sostiene Prandoni. «Passione, impegno, vita quotidiana: questo dobbiamo raccontare alle persone se vogliamo far vivere il commercio e vendere i nostri prodotti che devono essere la caratteristica della nostra storia», aggiunge la direttrice dell’Accademia Marchesi.
Dunque presentarsi alla Rete, qualsiasi articolo o bene si commercializzi. E «raccontare anche come stanno andando gli affari, quali sono gli ostacoli che si incontrano, senza mentire».
Cambio di approccio e di mentalità. Ne è certa che serva la vulcanica Elena Macchi (Kasanova) che possiede tre punti vendita in franchising della nota catena nella cui casa madre, Elena, ha lavorato per ben quattro anni condividendo scelte strategiche, obiettivi e informazioni che il “piccolo” negozio non possiede. Ma che può acquisire.

Come? «Bisogna mettere in relazione le persone, avere obiettivi comuni, creare una rete d’impresa», dichiara Elena Macchi. L’esempio di un centro storico di un qualsiasi paese in cui ogni negoziante apre all’ora che preferisce o non apre affatto senza tenere in alcuna considerazione il vicino di saracinesca è un caso emblematico di come non attrarre clienti che si indirizzeranno verso un luogo commerciale con più negozi vicini che si possono trovare aperti. Per far mettere radici a una rete d’impresa, il Gruppo giovani imprenditori Confcommercio di Varese ha creato il

progetto #SwapJob con cui un commerciante invita un altro nel proprio negozio, in un giorno lavorativo, e lo ospita come se fosse un commesso o un assistente alle vendite inserendolo nell’attività quotidiana. «Lo stiamo sperimentando da un anno e mezzo tra di noi e crediamo sia questo il modo per dare vita al commercio del futuro». Non chiudersi a riccio nella propria bottega temendo la concorrenza, ma aprirsi al mondo (online) e al territorio (ai colleghi). «In tal modo si mettono in relazione idee, si condividono informazioni, problemi e soluzioni».

Il futuro del commercio, secondo Elena Macchi, è una «visione d’insieme, pensando alle richieste e alle esigenze della clientela». Il web è fondamentale.
«Il cliente si aspetta di potersi informare online mentre è a casa sul divano e di poter comperare via internet, ma bisogna essere bravi sul mercato, non virtualmente. Inoltre sono ancora in molti che vogliono venire in negozio, soprattutto per certi articoli, e bisogna sapere offrire rapporti umani».
L’e-commerce non è la soluzione di tutti i problemi del commercio. «Serve un’evoluzione», rimarca Macchi lanciando la sfida. Le sorprese che hanno in serbo i Giovanni di Ascom Varese per salvare il commercio saranno dirompenti. Su tutto il territorio nazionale.