La Brexit potrebbe non essere negativa come sembra. Anzi, potrebbe portare al rilancio dell’Europa. E quindi ad un ruolo più forte che l’Italia potrebbe avere nella nuova Unione. Ne è convinto , segretario regionale del Pd e uomo vicinissimo al premier Renzi. «Sull’immediato ci sono ripercussioni negative sulle borse – spiega – in prospettiva, se si risponde in maniera intelligente, può essere l’occasione di una scossa salutare. L’Europa non riesce da anni a fare progressi nella costruzione di una vera unità politica. La definizione di un’Europa dei banchieri e lontana dai cittadini arriva infatti da questi limiti. Proprio la Gran Bretagna aveva posto dei seri limiti allo sviluppo dell’unità europea, lasciando che rimanesse semplicemente un’area di
libero scambio». Quindi, dall’uscita della Gran Bretagna, può arrivare qualcosa di positivo. «Ci vuole un nucleo più stretto e convinto di Paesi, che sappiano affrontare le sfide globali. Come l’immigrazione, i cambiamenti climatici e la crisi economica. Solo da politiche condivise può arrivare una svolta». E naturalmente la strada da seguire non è l’emulazione, ovvero uscire a nostra volta. «I confini, i dazi penalizzerebbero le nostre aziende lombarde. Anche gli inglesi avranno dei problemi. È chiaro che l’uscita dall’Unione europea per la City londinese rischia di essere un guaio. Ma per noi può essere un vantaggio, perché altre città europee possono prendere il suo posto. Noi abbiamo infatti Milano, dove da tempo gli arabi stanno investendo».
Contro l’emulazione anche il segretario provinciale della Lega Nord , ma da un punto di vista diverso da quello di Alfieri. «Il popolo è sovrano ed ora il governo inglese dovrà negoziare quest’uscita – dice Bianchi – è uno schiaffo alle democrazie europee. La vera sfida viene nei prossimi mesi ed anni, bisogna che la politica europea prenda quanto di buono c’è e inizi a rinegoziare un’Europa nuova, non restaurando un ordine europeo bocciato dai cittadini, ma creando una vera Unione dei popoli e delle regioni. Per chi rimane, il messaggio è chiaro: nessuno vuole quest’asse franco-tedesco, che ha fallito. La mia posizione è chiara, ed è per un’Europa dove la Lombardia possa agganciarsi al mondo Mitteleuropeo e sganciarsi dalla zavorra dello Stato italiano». E sull’ipotesi di un referendum anche da noi, Bianchi è dubbioso: «Non so se possa portare vantaggi o meno per l’Italia l’uscita dalla Ue. Certo è che il referendum britannico è già una spinta per cambiare questo tipo di Unione europea».













