Disillusione verso la Ue e voglia di più stabilità

I dati emergono da uno studio dei ragazzi del secondo anno di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese

I ragazzi del secondo anno del Corso di Scienze della Comunicazione dell’Università dell’Insubria hanno prodotto un’indagine sociologica dal titolo “Qualità, Stili e Aspettative nella nostra società”.

L’obiettivo era quello di individuare i giudizi, i bisogni, le aspettative, le tendenze e le percezioni della nostra società rispetto alla vita sociale, politica e assistenziale. Con un elenco di domande su temi vari (Politica e Istituzioni, Crisi economica e sociale, Cultura Società e Lavoro, Preferenze e Aspettative, Sanità e Salute), gli studenti hanno raccolto oltre duemila testimonianze, due terzi delle quali tra i risiedenti in provincia di Varese.

Quel che emerge in prima battuta è un quadro ben poco felice. Gli italiani sono disillusi e disincantati nei confronti della politica e delle istituzioni.

In questo ambito, i dati indicano un’interessante inversione di tendenza rispetto a solo due anni fa, perché l’istituzione avvertita come “più vicina” è il Comune, che fa registrare un bel +20%. Fanalino di coda l’Unione Europea, avvertita come la “più distante”. In generale però, il 52% degli intervistati accusa la politica di essere estranea agli interessi dei cittadini, prediligendo esclusivamente i propri.

I politici non sono però i soli messi all’indice. Molto forte è anche la sfiducia verso i sindacati e i grandi e medi imprenditori. Quasi la metà del campione sostiene che i sindacati non aiutino tutti allo stesso modo, mentre un 39,7% denuncia l’assenza di proposte concrete in chiave anti-crisi. Il 49,8% degli intervistati nella fascia 18-35 ritiene invece che né il parlamento né gli imprenditori pensino realmente ai giovani e agiscano nel loro interesse.

Lo studio tocca poi il tema del lavoro giovanile. Si può così leggere che per i ragazzi conta molto (21%) trovare un lavoro a tempo indeterminato, qualunque esso sia. I giovani desiderano la stabilità, anche sotto forma di reddito fisso. A riprova di ciò, affetti, salute e felicità nell’ordinaria esistenza sono i valori a cui si dà più importanza in assoluto (85%).

Crolla il mito del carrierismo e della ricchezza ad ogni costo: il 38% degli intervistati dichiara di preferire la realizzazione personale, esercitare una professione che piace piuttosto che optare per un lavoro meno soddisfacente ma più remunerativo.

Comparando questi dati con quelli del 2014, è emerso come la società italiana abbia saputo adattarsi alla pesantezza della crisi, riposizionando aspettative e bisogni. Non a caso il professor Franz Foti, coordinatore del progetto di ricerca, parla proprio di “società dell’adattamento”.

Il principio è, sostanzialmente, «va bene tutto, purché ci sia flusso di reddito…». Questo significa però accontentarsi per mancanza di alternative, e qui si verifica un doloroso scollamento tra desideri e realtà che. Nel 1982 i tempi medi di attesa prima di trovare lavoro si aggiravano intorno ai 3 mesi. Oggi occorrono in media 3 anni per gli uomini e da 4 a 5 per le donne. Ci si è occupati troppo a lungo della parte adulta della società. Decisamente.