Vince il No, Renzi lascia e Maroni rilancia: «Ora il referendum per l’autonomia della Lombardia». Il governatore di Regione Lombardia è soddisfatto della vittoria del No, che ha sventato una riforma che avrebbe «messo a rischio eccellenze come la sanità», ma guarda già avanti. E fissa l’obiettivo: «Archiviato questo, facciamo il referendum per l’autonomia della Lombardia e del Veneto, in primavera. Chiederemo che venga abbinato alle elezioni politiche anticipate, se ci saranno, e spero che il nuovo governo ce lo conceda».
L’autonomia servirebbe per «far decidere ai cittadini se un parte delle nostre tasse possano restare sul nostro territorio, per dare risposte ai bisogni dei nostri cittadini e delle nostre imprese». Del resto il risultato di domenica, secondo il governatore, «non è stato solo un voto di “pancia” contro un governo che non ha risolto i problemi, ma anche nel merito della riforma. In Lombardia la stragrande maggioranza dei cittadini ha votato no, perché le regioni, soprattutto quelle virtuose come la Lombardia, avrebbero visto una pesante riduzione delle loro competenze, che avrebbe messo a rischio le nostre eccellenze in molti campi, dalla sanità all’alternanza scuola-lavoro».
Intervistato da Radio24, ieri Maroni si è detto disposto a concedere «l’onore delle armi a Renzi: non poteva fare altro che dimettersi, ma poteva anche tergiversare, invece ha preso atto del risultato. Ora sui mercati non succederà il finimondo, sono cose che succedono. È una crisi, ma da ogni crisi può nascere un’opportunità. E l’opportunità vera è che ci possa essere un governo vero, eletto dal popolo e un presidente del Consiglio eletto dal popolo».
Il governatore lombardo è per le elezioni in primavera: «Già a gennaio una nuova legge elettorale, poi le primarie del centrodestra e subito al voto. Io la vedo così – afferma Maroni – non ci vogliono 12 mesi per mettere mano alla legge elettorale. Quale? Le proposte sono tante, ma io sono affezionato al Mattarellum, con i collegi uninominali dove i candidati dei vari schieramenti sono in competizione tra loro mentre il proporzionale con le preferenze mette in competizione i candidati delle stesse liste». E per le primarie del centrodestra, secondo Maroni, il candidato della Lega c’è, «e si chiama ».
Nel frattempo la Lega Nord, per voce del segretario provinciale , rivendica il risultato in provincia di Varese, con un No al 58% che è «sopra la media regionale e secondo solo a Sondrio». Bianchi lo interpreta come «la rivincita dell’economia reale, che vuole tornare ad essere protagonista in un territorio martoriato dalle politiche nazionali degli ultimi anni», una sorta di “Make Varese Great Again”, per parafrasare Donald Trump, rivolto anche al centrodestra.













