VARESE – Una malattia difficile da individuare nelle fasi iniziali, spesso priva di sintomi evidenti fino agli stadi più avanzati. Il tumore ovarico resta la neoplasia ginecologica con il più alto tasso di mortalità e rappresenta la quinta causa di morte oncologica nelle donne. La fascia maggiormente esposta è quella compresa tra i 50 e i 70 anni.
In occasione della Giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione sulla patologia, celebrata l’8 maggio, il professor Fabio Ghezzi, direttore della clinica ostetrica e ginecologica dell’Ospedale Del Ponte di Varese, richiama l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce e della presa in carico specialistica.
L’ospedale varesino è uno dei nove hub regionali lombardi individuati per il trattamento del tumore ovarico. Solo nel 2025 la struttura ha eseguito oltre cento interventi correlati alla malattia, tra casi conclamati e operazioni profilattiche.
Secondo Ghezzi non esiste una prevenzione specifica, ma alcuni segnali meritano attenzione: alterazioni intestinali persistenti, gonfiore addominale, dolori cronici, bisogno frequente di urinare e disturbi durante i rapporti sessuali. La diagnosi passa attraverso visita ginecologica ed ecografia.
Il centro opera con un approccio multidisciplinare che coinvolge ginecologi oncologi, radiologi, anatomopatologi, oncologi, genetisti e anestesisti. La struttura dispone inoltre di sale operatorie con chirurgia mini-invasiva e 3D, ambulatori dedicati alle pazienti ad alto rischio ereditario e un day hospital per la continuità delle terapie.
L’attività clinica è affiancata dalla ricerca svolta con l’Università dell’Insubria e dalla partecipazione a studi internazionali su farmaci innovativi, compresi gli inibitori di PARP impiegati nella medicina di precisione.













