Timbrava in municipio e poi andava a lavorare in Svizzera: dipendente comunale denunciato nel Varesotto

Le indagini della Guardia di Finanza avrebbero documentato 18 episodi di assenza ingiustificata. L’uomo, addetto al verde pubblico, è accusato di falsa attestazione della presenza e truffa ai danni dello Stato.

Timbrava il cartellino in municipio e subito dopo si allontanava per raggiungere un secondo lavoro in Svizzera. È l’accusa contestata a un dipendente comunale dell’Alto Varesotto, denunciato al termine di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Luino e coordinata dalla Procura di Varese.

L’uomo, impiegato nella manutenzione del verde pubblico, secondo quanto ricostruito dagli investigatori risultava formalmente in servizio mentre in realtà si sarebbe dedicato ad attività personali e, in diverse occasioni, avrebbe lavorato per un’impresa nel Canton Ticino.

Secondo gli accertamenti delle Fiamme Gialle, il lavoratore avrebbe raggiunto il municipio utilizzando un mezzo dell’ente pubblico per registrare la presenza tramite badge. Poco dopo, però, avrebbe parcheggiato il veicolo comunale nel deposito municipale per poi allontanarsi con la propria automobile, facendo perdere le tracce anche oltreconfine pur risultando regolarmente al lavoro.

Le verifiche investigative si sono sviluppate attraverso appostamenti, pedinamenti e attività di osservazione sul territorio. Fondamentale, spiegano gli investigatori, sarebbe stato anche l’incrocio tra le immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nei comuni della zona e i dati telefonici, elementi che avrebbero consentito di ricostruire gli spostamenti dell’uomo durante gli orari di servizio.

Dal confronto con le timbrature sarebbero emersi complessivamente 18 episodi di assenza ingiustificata.

Per il dipendente è così scattata la denuncia con le ipotesi di reato di falsa attestazione della presenza in servizio e truffa aggravata ai danni dello Stato. Nei suoi confronti l’autorità giudiziaria ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

L’operazione, sottolinea la Guardia di Finanza, rientra nelle attività di contrasto agli illeciti nella pubblica amministrazione e ai fenomeni di assenteismo, considerati particolarmente dannosi sia per il corretto funzionamento dei servizi pubblici sia per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Sul piano giuridico, il reato di falsa attestazione della presenza in servizio — previsto dall’articolo 55-quinquies del decreto legislativo 165 del 2001 — punisce il pubblico dipendente che certifica fraudolentemente la propria presenza sul luogo di lavoro attraverso artifici o raggiri. La norma prevede pene che possono arrivare fino a cinque anni di reclusione, oltre a conseguenze disciplinari come il licenziamento e il possibile risarcimento del danno d’immagine alla pubblica amministrazione.

L’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato riguarda invece i casi in cui un soggetto induce un ente pubblico in errore per ottenere un vantaggio economico indebito, causando un danno patrimoniale all’amministrazione. Anche in questo caso la pena prevista può arrivare fino a cinque anni di carcere.