«A Maroni ora chiedo una svolta radicale»

Lasciamo Expo fuori dalla campagna elettorale. Ma Maroni abbia il coraggio di una svolta radicale». Sono le parole espresse da Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd, ieri a Milano ad accogliere il premier Matteo Renzi insieme al segretario provinciale di Varese Samuele Astuti.

Il suo arrivo è stato un segnale forte e importante. L’abbiamo organizzato perché in questo momento, c’è bisogno di un leader che ci mette la faccia e che mette in campo tutto il peso del governo per far sì che Expo vada avanti. Far saltare tutto rischia di farci perdere un’occasione straordinaria.

La politica ha messo in campo i protocolli, ma è la magistratura che ha gli strumenti per accertare le responsabilità individuali. Paris aveva rapporti con la politica, ma si accreditava presso personaggi che pensavo fossero spariti dalla circolazione. Ora bisogna essere in grado di fare pulizia e di far sì che Expo diventi una casa

di vetro, caratterizzata dalla massima trasparenza. E se anche gli assetti iniziali della macchina di Expo furono costruiti quando il centrosinistra ancora non governava a Milano, quindi un’autocritica dovrebbero farla soprattutto altri, non possiamo permetterci di piangere sul latte versato, ma dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione, tenendo fuori il tema Expo dalla campagna elettorale.

Il disfattismo di Grillo, che chiede di fermare l’Expo, sarebbe la sconfitta dello Stato. Dobbiamo fare l’Expo e farlo bene. Ma ci vuole determinazione da parte di tutti.

Far saltare la nomina, prevista entro il 30 aprile, del direttore generale di Infrastrutture Lombarde, il sostituto di Antonio Rognoni, non è il segnale che ci aspettiamo. Occorre una svolta radicale anche da parte del governatore. Qui non basta mettere un leghista a fare il dg, è ora che faccia saltare vent’anni di potere formigoniano. O Maroni non vuole farlo o non ne ha il coraggio.

Maroni non può autoassolversi, non è una fase ordinaria e occorrono segnali di forte discontinuità, come la revoca dei direttori generali indagati in una vicenda che getta una luce sinistra sulle modalità di assegnazione degli appalti nella sanità lombarda. Nel sistema attuale, in cui le nomine sono fatte per affinità o affiliazione politica, è quest’ultima a doversi assumere le responsabilità fino in fondo.

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