Addio a Mario, uomo buono Tutta Varese lo amava

Addio a Mario, uomo buono Tutta Varese lo amava

VARESE Mario Antonio Napolitano, l’uomo morto nella notte tra sabato e domenica, era di Saronno, aveva 64 anni e, a quando risulta, aveva quattro figli. Aveva fatto del centro di Varese la sua casa. Il giorno lo trascorreva in via Griffi e la notte in via Battistero. Sotto il portico parcheggiava la sua bicicletta e disponeva i cartoni e il sacco a pelo per la notte. Lì è stato trovato ieri mattina, con gli indumenti che gli avevano dato le suore di via Luini. Ovvero un giaccone blu e un paio di pantaloni di velluto. Affianco a lui c’era lo zaino, con dentro due maglie di lana ancora incartate e un paio di mutandoni lunghi.

«Era una persona di grande dignità, quando gli si offriva qualcosa chiedeva se non ci fosse qualcun altro che ne avesse più bisogno – raccontano i volontari di via Luini – Non chiedeva nulla a nessuno ed era sempre pulito e ordinato». Specialmente le scarpe erano sempre lucide, forse grazie all’amico calzolaio che frequentemente lo ospitava nel negozio di via Griffi.

Spesso Mario, per quell’uomo, andava a prendere il caffè nel bar a fianco. «Una volta l’ho visto che sorreggeva la bicicletta a una signora. Seduto nel seggiolino c’era un bimbo e mi ha colpito quella scena – racconta Vera Demitri del bar – si vedeva che era un uomo buono. Spesso ci portava anche dei regali, si trattava di oggetti che trovava nell’immondizia».

Per pranzo si recava alla panetteria Colombo e Marzoli di piazza Giovine Italia. «Prendeva una pizzetta, un pacco di grissini e una birra – raccontano le commesse, scosse per l’accaduto – Poi si fermava a mangiarli sulla panchina di fronte e ci faceva “ciao” con la mano. Qualche giorno fa era entrato dicendo che era il suo compleanno e gli avevamo fatto gli auguri».

Era molto conosciuto dagli Angeli Urbani che, proprio negli scorsi giorni, avevano tentato di convincerlo ad andare a dormire in un dormitorio. Ma lui non ne voleva sapere. «La sua morte è una sconfitta grossa – ha commentato Umberto Cataldi degli Angeli Urbani – L’avevo visto proprio il giorno precedente alla sua morte. Indossava una felpa pesante ma non il giaccone e gli ho detto di coprirsi, ma lui se ne è andato sbuffando. Era sempre ordinato. Un giorno ho tentato di capire come mai vivesse per strada, ma non era una persona che ti raccontava i perché delle cose».

Di lui si sapeva solo che amava le macchinine e che teneva molto ai suoi oggetti, anche se spesso gli venivano rubati (o buttati via da chi li trovava per strada). Era capitato di recente con la sua preziosa bicicletta. Ma lui quando trovava qualcosa in giro, come per esempio un portafoglio, lo portava sempre alle forze dell’ordine e, per questo, da loro riceveva sempre un sorriso o un gesto d’affetto. Alcuni negozianti custodivano per lui alcuni averi a cui era affezionato.

Ultimamente non stava bene di salute. Il 16 dicembre era stato ricoverato nel reparto medicina dell’ospedale. La sera prima di morire aveva detto alle suore di via Luini di accusare un dolore alla schiena e ai reni. Le suore avevano tentato di convincerlo a farsi accompagnare al pronto soccorso, ma lui si era rifiutato, facendo perdere le sue tracce nelle strade della città. Un volontario, infatti, lo aveva cercato senza trovarlo.

Adriana Morlacchi

f.tonghini

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