– «Il fare industria costituisce l’elemento centrale attorno a cui costruire il futuro nostro e quello del Paese». E con orgoglio e nuove idee «possiamo e dobbiamo credere nel rinascimento industriale», ha dichiarato ieri Giovanni Brugnoli, nella sua ultima relazione da presidente dell’Unione Industriali varesina all’assemblea annuale dell’associazione che si è svolta a Malpensafiere di fronte ad un pubblico di oltre mille persone, tra imprenditori, politici e autorità.E sull’appello all’orgoglio degli imprenditori presenti in sala si è costruita tutta la relazione di Brugnoli, «un orgoglio che dobbiamo recuperare e saper esprimere».Recuperare, certo, perché la crisi ha picchiato duro anche sul nostro territorio e non possiamo dimenticarcene ora che ci sono i primi segnali di ripresa: «La grande crisi ha messo a dura prova le scelte di gestione e spesso la stessa sopravvivenza delle nostre imprese. C’è stato e continua ad esserci un duro processo di selezione, una verifica costante della capacità di stare sul mercato». Ma le cose buone, le idee
e la capacità di saper fare, quelle ci sono rimaste e, ha ricordato Brugnoli, sono «elementi obiettivi su cui ricostruire il nostro orgoglio di Paese: l’industria italiana non ha e non può avere alcun complesso di inferiorità». La selezione è stata dura e i costi sociali pagati per questa crisi pesanti: ora, ha ribadito il presidente uscente di Univa «un ruolo determinante è quello del contesto in cui l’impresa si trova ad operare. Un contesto fatto di infrastrutture adeguate, di servizi, di pubblica amministrazione efficiente, di tutte quelle realtà che si definiscono ora capitale sociale e che sono la dimensione di base su cui si può sviluppare il capitale umano».Nonostante tutto però, su questo fronte, sul nostro territorio dei passi avanti sono stati fatti, «alcuni passi avanti per offrire anche alle imprese migliori opportunità di lavoro, di movimento, di collegamento. Favorendo così anche l’instaurarsi di nuovi rapporti di collaborazione con realtà e sistemi produttivi geograficamente vicini, ma sinora infrastrutturalmente scollegati».













